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RACCONTO
Cyberclown
(in love with a killer)


Il pomeriggio colorava di verde il tavolo dove l'uomo seduto fissava con sguardo perduto il computer. Immobile aspettava qualcosa, forse niente. Guardò la sua immagine, riflessa nello specchio metallico che lo sovrastava, controllò le occhiaia sotto gli occhi, passò una mano sui due ciuffi di capelli castani che incorniciavano l'ampia fronte. I pantaloni della tuta metallizzata, rossi, morbidi, di plastica permeabile, ormai un vestito consunto e strappato, erano attorcigliati ai tubi dell'ossigeno, gialli fluorescenti, a quelli elettrici, azzurri, quelli ottici, quelli dell'acqua e quelli dei gas. Facevano un effetto buffo vicino al costume che indossava, una vecchia casacca multicolore da Arlecchino, la maschera italiana della Commedia dell'Arte. Le scarpe sintetiche elettriche lo tenevano sollevato dal pavimento di gomma della stanza che vedeva dai visori hitech. Ogni tanto inalava una boccata di gas colorato da una maschera di gomma verde e nera che scendeva dal soffitto, collegata con cavi ai serbatoi trasparente dei liquidi. Pensò faticosamente qualcosa che non riuscì a ricordare. Poi
Digitò sulla piccola tastiera clonata illuminata dalla fioca luce del display verde fosforescente Il suo username: CYBERCLOWN. Senza aspettare digitò la password, e una voce artificiale rispose con un tono metallico ed anonimo: "Police Security. identificazione: corretta; rilevamento dati codice telefonico: rilevato". Digitò poi gli altri usernames: Mohammed Kamellini, Al Kafè, PROTO Zumbi, Rocky Marziano, attese qualche secondo, guardò fuori dalla finestra ed "enabled access", accesso consentito, apparve sul monitor dell'apparecchio. "Sarete disconnessi dopo 60 minuti".
Un piccolo mago elettronico virtuale improvvisamente animò lo schermo e ridendo disse:
"Prologo. Una favola alienata in un mondo di visioni, una storia incantata in un mondo di neuroni: Musica di macchine automatiche, computers, sintetiche, musica di un mondo velocissimo, perfetto nuovissimo, Semplicemente affascinante, drammatico invitante, cosmico galattico, tecnologico eccitante. Musica di un mondo che non vuole sapere il tuo nome cognome, impone propone un pronome, dispone. Dove tutti sono uguali, umani, speciali, tutto è super enfatizzato, filtrato processato, edito clonato, progettato Tutto è speciale divertente sorprendente, virtuale, eccitante, ipnotizzante. Non c'è bisogno di essere, basta sembrare; non c'è bisogno di essere, tutto è subliminale. Dove non si lavora, dove ci s'innamora, dove non si pensa, si sta bene con la benza, niente problemi? Niente passato! niente paranoie! tutto controllato?. Tutto è supernova, supernaturale, galattico multietnico, speciale digitale, bellissimo? Accessibile? Normale! Niente sociologia okkio Pinocchio! chi vuol esser lieto! sia okkio Pinocchio! Sogni irresistibili… okkio Pinocchio! tentazioni irraggiungibili… okkio Pinocchio! Forse questa è soltanto una storia d'amore e per te io canto la mia canzone. Forse questa storia è solo…illusione!" Il Wizard uscì di scena e comparve la scritta: a "Hollywood De Barros Entertainment Co.VideoProduct" apparve una serie di skins, desktops, flippers, maschere grapfiche e una scritta logo slogan: Inserite un'altra monetina!
L'uomo rimase in silenzio a guardare i raggi di luce azzurra che filtravano dalla finestra veneziana, aperta sul canyon di torri e di abitazioni. La sua finestra era ad un livello molto basso, e le sagome enormi delle alte torri di vetro nascondevano la maggior parte del cielo verde. Appoggiò le mani sul tavolo tenendosi la testa. Aprì il FastFOOD frigo incorporato nel Totem MultiUse della sua cella uniabitazionale, in recycled throwaway paper, e aprì una lattina di NectarX Viola. Prese alcuni sorsi e la appoggiò sopra uno dei tanti monitors che lo circondavano. Un'aria barocca del melodramma veneziano iniziò a risonare nella mente.
Iniziò a scrivere: "Non so chi sono. Chi sono non so. Io non so cosa sia quest'Amor!" Riconobbe i versi di Noris di un aria di Giovanni Legrenzi, del 1683, e si fermò. Il pensiero arrivava alla scrittura velocemente senza che lo potesse controllare. La memoria arrivava attraverso infiniti canali, incontrollati, dalla mente alla stesura del testo documento, senza che ci fosse più controllo. Una disfunzione della memoria? Un percorso…. Il passato sconfinava nel futuro, cancellando il presente. "Sono CyberKlone…" continuò a scrivere, poi si fermò. Riprese faticosamente. "Tipo X3 LogosVideoclone bianco low destinazione SoundMass Johnny Boom Boom scheda audio modificata modulare modello GTRRockRobot clonato51e16 parzialmente artificiale. rari casi in circolazione…" Si fermò di nuovo e si chiese perché stava facendo questo. Non ricordava più nulla.
Prese una maschera di plastica rossa collegata ad un tubo di nebulizzazione speedoprotettiva, agganciata sopra la pannelliera di controlli sopra i monitors televisivi collegati all'antenna digSat+plus JesusTVConnected del suo monoAltar MultiUse Totem. Bevve una profonda boccata dopo aver fatto partire il gas con una pressione sullo scatto del bottone blu. Si sentì meglio ma non ricordava nulla. In un attimo ebbe un flash intensissimo, breve come un lampo. Realizzò che doveva procurarsi memoria. Doveva avere più memoria.
"Vivo nelle nebbie chimiche," continuò a scrivere nel blocconotes elettronico popolare, comprato per pochi soldi, al VirtusSuperMarkt "…Vivo nelle pagine del Melodramma, nella storia dell'Opera onirica."
Digitò l'indirizzo di MamaPunk. Lì una strega che si chiamava Cyberella nutriva alimentando dati digitali a un ologramma virtuale che aveva funzioni vitali per il suo sistema nervoso.
Net Congestion, traffico in rete. Nell'attesa caricò un mini disc nella tastiera e lo screen si animò ancora del mago LittleWizard che disse: "Viviamo in un videogame3D "Escape from Paranoids" dalla Visione della Paranoia fuggiamo da una storia dell'Horror che ci perseguita. Horror Circus. DemonsRaces! Hollywood Circus.CLONEid Siamo in fuga in fuga dal Passato... Siamo in fuga dal Diavolo! ZOOM IN! (CyberClown part III:Cyberclone3" Un Direttore di Circo Europeo, cavallerizzo pantaloni bianchi, cilindro nero, voce accento tedesco nella la luce della pista del circo:"Questo è un esercizio difficilissimo, un numero di altissimo livello cibernetico: la Materializzazione dell'Impossibile, la CLONAZIONE Cibernetica di un Rock'n'Roll Robot. Sulla legittimità etica della clonazione si è già discusso, ed anzi, nel campo politico incontriamo straordinari episodi di clonazione, di perdita della personalità, metamorfosis, di falsificazioni quasi perfette. Ma questo è solo un demo!.. il Demo di un gioco di simulazione: "A Bad Case Of Rock'n'roll Intoxication" un video game che si svolge nella realtà virtuale, un fantastico game nell'Iperspazio! Siamo alle soglie del Palazzo del Mito, ai portoni del castello dell'Immaginaginario. Abbiamo consumato 4 vite del gioco, molte munizioni, quasi tutte le dosi di carburante, abbiamo pochissimi punti e sta per scadere il tempo che abbiamo pagato: buon divertimento cyberclones! Questo sensazionale evento verrà ricostruito CLONATO dal CPUCyberPunkcomputer di bordo che ha un indirizzo: "ComputerCapriccio" "Rock'n'Roll Robot". Il gioco è disponibile anche in shareware ad un indirizzo sconosciuto cifrato.
Poco dopo la luce sullo schermo improvvisamente cambiò ed annunciò che c'era una risposta.
"Ciao! Cyberella, Come stai?" Cyberclown parlò nel suo microfono... "Cenerentola CyberPunk!!! Che fortuna riuscire a beccarti!". Una giovane donna apparve sul monitor azzurrino sorridendo per un attimo. Poi l'immagine si distorse e scomparve, poi riapparve, finalmente più chiara. Aveva gli occhi viola, i capelli verdi, rasati, treccine bionde e azzurre, afrorasta, la bocca rosa artificiale e un sorriso sulle labbra.
"Clicca di più e ti faccio vedere di più" disse la voce melodiosa. L'uomo inserì altri dati e lo zoom si aprì sulla donna seduta su uno sgabello, gli scarponi militari verdi fosforescenti, le gambe magre e lunghe infilate in un paio di costume da bagno verdi e due seni un po' tondi, coperti da una pellicola di plastica grigia brillante. La pelle dorata risplendente brillava sugli anelli e le collane tribali, scintillavano i metalli. "Clicca ancora se vuoi ancora…" Disse la voce filtrata di sospiri.
"Non male, ma niente di speciale" pensò l'uomo. " Sempre desiderabile"
"Ciao Cyberella, sono CyberClone!." Gracchiò nel suo mini microphonmachine il piccolo uomo. "Lo sai che non ti posso pagare. Ho bisogno di altro". Lo zoom si richiuse lasciando solo il volto della donna che disse:
"Ah ciao, sei tu! Sai il business è il business! Che ne dici? Ti piaccio ancora?"
"Certo" rispose lui" Sei sempre un gran bel pezzo, bambola. Ma..
"Cosa vuoi?"
"Ho bisogno di memoria, molta memoria...tanta. Proprio per una cosa grossa. Davvero."
"Cosa ti serve tutta questa memoria?" Rispose Cyberella allargando un po' lo zoom mentre il viso si contraeva in una espressione di piacere artificiale.
"Devo caricare dati importantissimi per me. Devo comunicare con la banca dati del laboratorio di progettazione. La fabbrica dei cloni. La fabbrica dei robot, la casa madre, i files d'identità del mio processore bio. E trovare il progettista dell' opera. Di quest'opera. Devo riavere alcuni files...che sono nella BigSystemMEGAplus! Ma li devo crackare, purtroppo, cioè...li devo…" si fermò un attimo e abbozzò una smorfia buffa "Hmmm, cioè rubare, cioè pagare." "Ed ho solo un indirizzo: "ComputerCapriccio" "ComputerCapriccio?" "ComputerCapriccio. Ed alcune passwords: "mask" "Anonymous", "Alias" , "LutherBlissett MASK"…
"Calma, calma. Hai bisogno di molto. Allora hai bisogno anche di un operatore di sistema, non credo che ce la faresti da solo!" rispose sorridendo beffardamente. "Non è uno scherzo crackare la MEGA$4Plus!, tantomeno la RobotXCo. Mandami i dati e ti saprò dire di più. Aspetta un attimo." si girò verso una tastiera. Lo schermo mostrò per un attimo la schiena di Cyberella fluorescente, poi alcune sequenze velocissime di personaggi ed immagini tridimensionali proiettati sul suo corpo. Poi il volto dipinto di Cyberella riapparve.
"ComputerCapriccio hai detto? Che indirizzo hai detto? ComputerCapriccio? Forse questa riusciamo a crackarla, non sono sicura però. Possiamo provare, ma non garantisco niente. Se vuoi proviamo".
"Certo ok! Se hai qualcuno…"
"Non è un momento facile" interruppe la donna, "Stanno cercando di attaccarci di nuovo."
"Io non so se sono un investigatore oppure un detective del tempo o..."
"Non me ne frega niente di quello che sei, bello, adesso, basta che inserisci bene la tua password, lo sai vero tesoro?"
"So anche che tu aiuti i clonati senza identità ID"
"Sì ma per ragioni politiche, e solo i militanti, amore, tu sei solo un androide. Non so quanto potresti essere utile al Movimento. Potresti portare virus, essere una clonazione…" Lo schermo mostrò le labbra di lei ingigantite ed attraenti. Poi tornò sul suo viso che non sorrideva più. "La ComputerCapriccio potrebbe interessarmi. A livello personale però. Sei fortunato. Fatti vedere meglio, che cavolo di computer hai? Cambia scheda di rete. Devi avere dei problemi di trasmissione. Adesso ti scannerizzo e cerco se abbiamo avuto qualche storia in passato, io e te."
Cyberclone continuò a parlare, senza controllo, Cyberella non lo ascoltava più. ("La clonazione...Il passato, la storia, questa storia...C'è chi vuole dimenticare il passato...chi ora vuole dimenticare il presente. Io no. Non ne ho bisogno perché... ecco perché,...non so...se sono un essere...) "Puoi spedirmi le schede di memoria in codice? Programmi di riconfigurazione? Dischi di reboot? Ma non bastano, voglio le schede. Mandami qualcuno ti prego, sai che non ho più ID. Ti posso pagare con la Clonoids Card. Ti va bene?"
"Sì, ok, vai bene" Rispose Cyberella con un tono languido nella voce. "Ho deciso di fidarmi di te." "Facciamo 50% dei profitti, ok?" il monitor si illuminò di altre finestre e Cyberclown si versò una birra.
Continuò a parlare al microfono di MamaPunk .
"Io non so se...sono un essere umano od un robot, una clonazione, un androide, un mito eterno o un semplice essere umano, una macchina." continuò CyberClown, " Ho perduto tutto, ho buttato via tutto, tutto...il passato…tutto va perso, tutto...perché? Dove sono finiti i miei compagni?" Cyberclown parlava fitto nel microfono ma sembrava parlare da solo. Nessuno ascoltava il suo monologo. Cyberella era lontanissima dentro i circuiti elettrici nel circo di silicio del suo computer. "Ho solo qualche traccia…Neurox... mostruoso, terribile...purtroppo inutilizzabile, si è forse perso nello spazio per sempre... Non tornerà più." Parlava guardando lo schermo del monitor che avvampava e sembrava chiedere aiuto. "Una macchina offensiva e problematica, complicata. Progettazione sciocca. O un incidente nucleare, la guerra." E alzò gli occhi al soffitto, sopra il display, esasperato, e il suo sguardo si perse lontano, oltre le nuvole lontane e cupe che si fondevano con il blu della sera nel canyon di torri. "Difficile sapere con esattezza. Progettare macchine perfette, ok, come programmi, come RocknRollRobot " e si mordicchiò le labbra in un sorriso di sfida "Evaso alcuni anni fa. TanzBambo, no, problemi di sviluppo precoce, evoluzione bloccata." Ma Cyberella rimbalzava alla velocità della luce da un satellite all'altro, all'interno degli specchi della sua memoria. E non riusciva ad ascoltarlo. "Ma io non so." Continuò Cyberclown " Non so se sono umano o robot. Clonazione o androide. O un fastrunfood". Cyberclown delirava di adrenalina.
"Spediscimi i dati via sample code. Il solito."
"Piantala di raccontarmi i tuoi guai, non me ne frega niente." la voce di lei interruppe lo sproloquio. "Adesso vedo cosa posso fare per te, amore. Intanto clicca per zoomare, se puoi. Ti spedisco un corriere, si chiama Ambrosella oppure Sissy Superego e..." La trasmissione si interruppe bruscamente e sullo schermo apparve una scritta "MilanoPolizia. Siete stati intercettati."
Passarono alcune ore. Il pomeriggio diventava piano un cielo elettrico blu scuro e la finestra si animava di una luce scintillante e lontana. L'uomo restava immobile seduto al tavolo, osservando le nuvole viola che attraversavano la metropoli dalle fessure della finestra, e disegnavano bellissime figure sulle luci colorate dei neon pubblicitari. Si preparò un caffè artificiale nella fastfood machine riciclata, un modello indiano comprato per pochi soldi. Poi cercò i files che non trovava nella tastiera della macchina, inutilmente. Digitava velocemente, immetteva password, chiedeva accessi a siti, ma non otteneva altro che risposte negative. Si fermò sconsolato, respirò stancamente, sospirò, ed aprì il frigoFOOD. Prese una scatoletta di Chees-a-Mum, Accese il lettore di musica e un antica Aria barocca riempì il piccolo locale fumoso, colorando di rosa e di sogni la nuvola di gas che lo riempiva. Teatro S.Salvador, Venezia, 1683. Cominciò a parlare da solo.

" E' Destino d'Amor / Di Innamorarti Cor" aria
(da il "Antioco il Grande" , 1681, Venezia, Teatro S.Giovanni Crisostomo, di G.Legrenzi, libr. G. Frisari ,
aria di Doriclene )


"COSÌ VAGA È LA BELTÀ CHE QUEST'ANIMA INNAMORA."
Aria di Arianna del
"Giustino" di G.Legrenzi, libretto di N. Beregan
Venezia Teatro S.Salvatore 1683

Il campanello dell'allarme elettrico della porta non suonò. La porta semplicemente si spalancò di colpo violentemente e senza che lui avesse il tempo di rendersi conto di quello che gli stava succedendo si trovò la canna di una X68Special in bocca. Non assomigliava ad una canna. L'adrenalina immediatamente lo paralizzò, il sapore di metallo della pistola in bocca gli diede fastidio e gli faceva male. Prima che il sistema nervoso potesse sgelarsi e ricominciare a circolare con il minimo di ossigeno necessario per pensare, una voce di donna sottile e tesissima, isterica, con un leggero accento indecifrabile gli urlò:
"Mani in alto brutto figlio di puttana, se fai una mossa sei morto!"
Ovviamente CyberClown non riuscì nemmeno a muovere un nervo reattivo, il cuore divenne una palla di piombo e iniziò a pulsare ad una velocità che lo soffocò quasi immediatamente, provocandogli un acuto senso di nausea. Riuscì però a muovere di poco gli occhi e vide una giovane donna biondo nylon scintillante con il trucco pesantissimo, gli occhi terrorizzati e cerchiati di nero, il mascara colato sulle guancie disegnava delle righe che potevano sembrare lacrime, un bocca resa ancora più carnosa da un rossetto accesissimo color CocaCola.
Sentì il suo fiato ansimare violentemente, il profumo artificiale di caramella misto a sudore e quello che aveva imparato essere l'odore di polvere da sparo, il ronzare elettrico della pistola. Le sue mani piene di anelli stringevano l'enorme cannone minacciose mentre una catenella da lucchetto di sicurezza le cingeva il polso.
La donna stava in piedi su un paio di altissimi tacchi a spillo dentro un vestito di nylon nero corto con le spalline sottili. I collant neri erano strappati in più punti. Sembrava una puttana. Era bellissima.
"Una ErotikaBioDoll." Pensò cyberclown. "Sicuramente, uno di quegli articoli specializzati per il piacere."
"Cazzo non muoverti brutto stronzo se no ti buco!" urlò ancora e sembrava decisissima a farlo, anche se il suo sistema nervoso era chiaramente in condizioni non migliori di quelle dell'uomo.
Chiuse la porta con un calcio e urlò:
"Chiudi quel cazzo di porta e stai zitto!"
Quando dopo alcuni secondi che sembrarono un'eternità l'uomo riuscì a muovere la testa si rese conto che lei era l'unica ad urlare e che lui non aveva detto ancora una sola parola. Ora un velo leggerissimo di sudore freddo cominciava a scendergli per le tempie.
"Cazzo che situazione di merda!" pensò. "E questa chi è? Sta sicuramente fuggendo", pensò, ed aveva notato il vestito sporco di sangue. Una criminale. Spaventatissima e pericolosa.
"Stai seduto lì e non muoverti se no ti uccido!" Cyberclown si domandò perché non l'avesse già fatto. Lei si allontanò, si sedette sul letto abbassò lo sguardo tenendo le ginocchia unite, le punte dei piedi dentro le scarpe rosso lacca di bambola che si piegarono una contro l'altra, mentre teneva sempre la pistola con le due mani. Poi controllò un altro buchetto nel nylon nero del collant, ridotto a pezzi.
Si sentiva il rumore dei loro respiri nel silenzio della stanza oltre al ronzio delle macchine accese e l'eco lontano dei mezzi di trasporto che passavano ancora alti nel cielo delle 23,00 di sera di quella sera qualsiasi.
Rimasero così per un po' di minuti e Cyberclown cominciò a recuperare psicologicamente terreno. Evidentemente nessuno la inseguiva più. Lei non sapeva più cosa fare, apparentemente, sembrava stanchissima.
Era bellissima ora seduta semisvestita oltre la sottile nebbia rosa che pervadeva l'atmosfera organica della stanza sulla modesta branda parziale Chemical Bed mod. MorphyParadise in recycledpaper throwaway della monoLIVEcell di Cyberclown. Ora non lo guardava più, continuava soltanto a tenere l'arma pronta. Cyberclown restava immobile e in silenzio, ma iniziava a pensare. Lentamente.
Finalmente Cyberclown riuscì a raccogliere un po' di coraggio e fece un cenno con la testa come se volesse parlare. Lei gli lanciò uno sguardo di disgustata inutilità e di disperata rabbia. Ma i suoi occhi azzurrissimi, sicuramente artificiali, roba di lusso, per un attimo lo attraversarono perdendosi poco più in là disperati fissando un posto nel pavimento della stanza, tra i tubi dell'acqua e quelli dell'ossigeno. Un senso profondo di inutilità sostituì la furia iniziale e una rassegnata tristezza prese il posto della violenza omicida di qualche minuto prima. Sembrava stesse per piangere dalla rabbia.
Allora Cyberclown mosse la testa ancora e rimase in attesa di una risposta. Lei fece un rassegnato cenno del capo, scuotendo un ricciolo biondo scintillante che si era attaccaco al sangue ed al trucco che aveva in faccia. Lui aprì la bocca ma non disse niente, poi mosse il viso verso il cannone.
"Tu sei Ambrosella?" balbettò con un filo di voce. "Sissy SuperEgo?"
Pensò che doveva inventare qualcosa e che assolutamente non sperava che quella elettrica creatura caduta dal cielo davanti a lui armata di morte e sangue potesse essere un corriere informatico spedito da Cyberella, nemmeno nella più avveniristica e fantastica delle sue proiezioni oniriche.
"Chi? Quella smorfiosetta che ho fatto fuori? Quella che era fuori?" rispose rabbiosamente l'angelo di plastica.
Cyberclone non osò parlare oltre.
"Tu chi sei?" chiese e senza attendere la risposta continuò: "Perchè non parli più?" ringhiò con una punta di esasperata disperazione la demoniaca bambola, mentre il respiro del suo corpo di gomma calda si sentiva ansimare sotto la sottilissima pelle di nylon del vestito sintetico che la copriva. A Cyberclown parve sentirne il calore e il dolore e il suo cuore ebbe un'accelerazione improvvisa. La bellezza della donna era da mozzare il fiato; aveva il naso un po' grosso, corto, e la fronte un po' troppo alta. Quasi.
"Hai delle clonazioni? Assemblati?" chiese lei con fare sicuro.
"Tutti ormai sanno cosa si può e si deve fare con le macchine," pensò l'uomo. "Non è detto che se ne intenda davvero. Così bella non può essere una operatrice di sistema."
"Tutto quello cho ho è qui." Rispose docilmente. "Schede. schede. schede. Non so configurare... perchè non parlo?"
"Sei artificiale?" lei chiese con una punta di tristezza nella voce che subito corresse, puntandogli la pistola più in alto ed allungando un po' le braccia sottili ed i polsi incatenati.
"Se fai una mossa ti devasto! Questa spacca in mille pezzi anche le macchine bioartificiali!"
Ma era stanca, doveva aver lottato, pensò Cyberclone.
Iniziò a piovere. Si sentiva il rumore violento e pesante della pioggia che creava una nicchia protettiva, un rifugio nel tempo e nel silenzio delle coscenze, che lasciò i due personaggi immobili come manichini di una sperduta ed invisibile vetrina.
Dopo mezzora di silenzio lei gli disse:"Ti devo legare. Siediti!." Poi legò Cyberclown alla sedia con i fili del telefono ed altri cavi elettrici, strappando il filo di alcuni apparecchi elettrici.
"Hai dei tranquillanti? Non fare il furbo sai, che so che li devi avere da qualche parte. Tirali fuori se no ti ammmazzo, brutto porco!"
Cyberclown pensò che non poteva avere immaginato quello che lui non stava pensando, e che con la violenza quella ragazza doveva avere avuto a che fare. Una bellezza pesante.
"Ok, ok, adesso te li do. Ma potresti spiegarmi quello che sta succedendo per favore?" E stava per alzarsi dalla poltrona quando un violento calcio lo fece ricadere pesantemente. Non disse niente. Lo legò meglio.
"Non ti muovere!" insultandolo, " Dimmi dove li tieni che li tiro fuori io!" E gli premette la pistola contro il naso e velocemente saltò di due tre metri indietro con un balzo.
"E non ti avvicinare!"
"Che deficente!" Pensò l'Irresistibile Creatura. "Il perfetto idiota! Gli frego la ID card e…lo carico di responsabilità penali e lo faccio fuori. Perfetto! Una copertura perfetta! Devo solo trovare il suo numero di identità...poi trasferisco tutto sul suo conto, il caso e voilà! La colpa ricadrà su di lui! "
Ora gli puntava la pistola e studiava con gli occhi la mini stanza la scena. Memorizzava e Fotografava tutto Cyberclown scannerava l'umanoide, il suo sistema , il suo mondo, la misera cellula scena della computer station di Cyberclone. E pensò:
"Tanto, chi se ne frega se crepa un tipo come questo? E' un androide, non vale niente. ..Non ha prezzo. E se lo denuncio alla TOTALControllum lo annullano immediatamente. I've got to kill him... per mio piacere...lo devo avere." Si fermò aguardare " E' la mia vittima." pensò "Che junk robot! E'solo uno schiavo. Si nasconde." E le nuvole del fumo si alzarono nell'atmosfera della stanza.
Poi gli disse freddamente: "Dammi la tua ID card!"
"Non ce l'ho più!" rispose disperato Cyberclown. "Non ce l'ho!! Non ho più la ID da tempo. Me l'hanno sequestrata, ho la password riservata. Non esisto più ufficialmente. Sono virtualmente ineesistente...Sono Settore OUT. Non posso dartela la ID Card. Davvero! Cercala pure..."
"Non è vero! Stronzo, ora ti lego!" urlò con rabbia quasi isterica la Bambola Erotica misteriosa.
"No, ti prego! Non posso farci niente, è così, porca puttana."
"Taci e attento a come parli brutto insetto!" urlò la giovane donna. "Qui non ci sentirà nessuno!"
Ma si fermò un attimo a pensare, seduta sul letto disfatto di quella solitudine enorme, senza senso né direzione, sola con l'arma fatale della sua disperazione tra le mani, con il segreto troppo pesante della sua vita violenta, con il trucco di bambola che si disfaceva, come la sicurezza militare che l'aveva scaraventata in quello stanzino, in fondo a quel misero appartamento, dove forse nessuno l'avrebbe scovata, lei animale lussuoso, in quella disperata povertà, in quella grigia e anonima cella abitativa di cartone.
"Fammi usare il tuo computer che ti rivolto da cima a fondo." Disse poi e sembrava una bambina delusa ed arrabbiata.
"Te ne intendi forse?" Cyberclown chiese con una punta di ironia che non doveva essere sfuggita alla divina sintetica, che comunque fece finta di non aver notato l'intonazione provocatoria.

La bionda bionica gli riempì la bocca con una manciata di pillole e gli disse con una punta di inaspettata dolcezza:
"Sonni d'oro porcellino. Adesso ti fai una bella dormita. A proposito, come ti chiami bel pagliaccetto?"
"Cyberclown" rispose lui senza molto entusiasmo.
"Cyberclown? Che nome buffo. Va bbè che di questi tempi. Ma cosa sei un clown?"
Cyberclone comprese che non c'era niente da fare, che era prigioniero e che era meglio una dose di tranquillanti che una raffica di piombo nel cervello. Disse:
"Sì, cioè non lo so, o meglio non ricordo." " Non importa comunque ora, non saprei spiegartelo nemmeno io. OK, sono morto, hai vinto bellezza! Spero solo tu non me ne dia troppo, perché in fondo potresti anche avere bisogno di me. Non ti conosco nemmeno, e se tu dovessi andartene via, io non ti fermerei certo"…si fermò a guardarla, il suo sguardo percorse il corpo della misteriosa ninfa che lo stava addormentando, dalla testa ai piedi, poi risalì, incontrò il suo sguardo ironico e disse:" e probabilmente non ti incontrerei mai più. Purtroppo, devo aggiungere, bella come sei."
Poi distendendosi sullla branda sintetica si infilò sotto le coperte di pile e disse a se stesso con aria solenne:
"Sono stanco, credo, vado a fare un sonnellino, vai avanti tu con il computer...Brava ragazza!..." e pensò
"Se tu sapessi chi sono... che non lo so nemmeno io... se tu sapessi che non ho nemmeno più una identità... che ora sono qualsiasi cosa, e che questa mia vita è tutta una commedia... anche la card con la quale ho comperato SysOpAmbrosella, l'operatrice di sistema, dalla Clonoids Service è falsa...comunque non costava molto cara...non so perché. Credo comunque che non sia tu vero? Non saresti così aggressiva! Forse, chissà, magari sei un'infiltrata nel movimento… o potresti diventarlo! A proposito come ti devo chiamare?"
"Taci stupido! Non sono cazzi tuoi! Dormi e non farmi incazzare!"

"Ho anche trovato questa fotografia, con un nome: Arlekyn Dj Starlovsky. Forse sono io. Dj? Perché? potrei essere stato un dj. …A meno che dj stia per due nomi, come Davide e Joao." pensò il cyberclown. Starlovsky, uh? Non male come nome. Speriamo non mi scambino per un cosmonauta sovietico e non mi mandino in orbita su un satellite intorno al pianeta. Per amore. "Eppure" continuò a pensare Cyberclone "vedendola, bella com'è, avrebbero potuto anche...certo non usa un linguaggio molto raffinato. Chissà cosa c'è sotto...chissà chi è...boh, tanto, ormai è qui e..." Cyberclone si addormentò. Fu un sonno tormentato e pieno di sogni. Sognò Starlovsky …l'Opera veneziana…


"COL DARDO SUO DORATO / IL CIECO DIO BENDATO" (da il "Scipione l'Africano" di Viviani, libr. Fattorini,
Venezia, 1678 Teatro S.S. Giovanni e Paolo,
aria di Massimissa )


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5
Piano Cyberclone si risvegliò e riprese contatto con la realtà. Quando riuscì a connettere e ad avere gli occhi aperti si accorse di essere legato alla poltrona. La satanica tentazione era ancora nella sua micro cellula abitazionale. L'aveva legato con i fili del telefono e tutti i cavi low-fi. La bambola si era lavata, cambiata, il vestitino nero era ora steso sopra il fornello che asciugava, e così alcuni pezzi di stoffa sintetica nera, la biancheria della femme fatale. Le scarpe erano sotto il tavolo. Il collant nero banalmente appeso ad una antenna. Sul tavolo una borsa di plastica semitrasparente, rigida, una scatoletta di proiettili dentro, una bomboletta misteriosa, alcune cards colorate, una siringa, una mascherina antigas, una scatoletta piena di colori e polverine misteriose. La pupa sconosciuta aveva indossato un maglione grigio di CyberClone, si era fatta da mangiare, stava bevendo il caffè, dopo aver assaltato il frigo, cucinato quello che sembrava essere stato un lauto banchetto, data l'enorme quantità di carta e pentole sporche accatastate nel vano H2O della 50%WashMachine. Guardava il JesusTVconnected Totem con le sue lunghe gambe appoggiate sul tavolo, i piedi dentro un paio di pesanti calzettoni di lana sintetica beige. Si era pulita il viso e legati i capelli con una coda di cavallo. Sembrava una deliziosa sposina in attesa del arrivo del marito.
Non seppe dire che ora era. La finestra era sbarrata. La pistola sempre sul tavolo e il computer sempre acceso. Ma la femmina bionica si stava ridipingendo le unghie di rosso. Non sembrava aver trovato dal computer quello che cercava.
"Allora, la mia ID, l'hai trovata?" chiese timidamente Cyberclone.
Abbassò le gambe di scatto e si risedette compostamente, prese la pistola e gli disse:
"Non ti allargare e tieni gli occhi bassi, ed attento a te, insetto, che ti schiaccio quando voglio." Sembrava rifocillata e di buon umore.
Poi gli puntò la pistola contro.
"No! Ancora quel cannone!" disse Cyberclone. "Non voglio farti niente!" "Che bella!"pensò.
"Appunto! " rispose l'articolo erotico di lusso, ora in versione decisamente più casalinga e rilassata. "Ora tiri fuori la tua ID Card. Adesso mi devi dire chi sei se no ti apro il cervello, carino,"
"Chi sono?" chiese Cyberclown. "Non lo so. " E subito aggiunse affrettando il tono dellle parole "Ok, in fondo potresti anche non crederci." Rispose Cyberclone " Il guaio è che davvero non so nemmeno io chi sono. E' proprio per questo che devo entrare nel computer. Quando tu sei arrivata, stavo aspettando un corriere che mi avrebbe portato molta memoria e che mi avrebbe pilotato dentro il sistema informatico della mia memoria meccanica, che è da qualche parte, ma non so dove. Solo che tu potresti averla uccisa. Io non so più chi sono. Chiaro? A proposito, quanto ho dormito? Che ore sono?" La bambola sintetica gli ordinò di slegarsi e di sedersi davanti al computer. Lo legò di nuovo con gli stessi fili, tenendolo sempre a bada con la pistola, dando ordini precisi con la voce tesa e nervosa. Cyberclown sembrava un burattino legato con i suoi stessi fili.
"Non ti preoccupare tu. Svegliati e cerca di ricordarti chi sei perché è meglio per te." Disse la donna cambiando tono do voce, ora più mellifluo ed ironico.
"Posso servirmi?" Chiese Cyberclone indicando il tavolino vicino al computer."Mi fa bene."
Dopo un attimo di esitazione la donna rispose: "Fai pure ma non una mossa falsa, stai attento!"
"Ok" E accese il narghilè di skunk sul tavolo con l'accensione elettrica e continuò.

"Ero un clown, forse, nel Circo Italiano. Un CyberClown. Un Arlecchino, forse. Ma Arlekyn dj Starlovsky? I documenti che ho trovato, quella foto, la mia foto, un altro nome…Starlovsky?. Sono stato scambiato per un cosmonauta sovietico? Mandato in orbita per sbaglio, o meglio, per amore. Starlovsky, soviet star. Ero un SuperClown, un Robot, credo. Ma poi ho perso la memoria, credo, e ora non sono più tanto sicuro di questo. Ho diverse memorie, contrastanti.
"Non so se sono anch'io un humanoide oppure se sono soltanto un essere umano...se sono un robot artificiale o una macchina di carne. Immortale o peccato mortale."
Si fermò e una luce malinconica per un attimo attraversò il suo sguardo che si perse lontano, oltre il sorriso della ragazza orientale in neon rosso che pubblicizzava registratori di memoria sul enorme schermo elettrico che ricopriva tutta la facciata di uno dei muri del canyon di abitazioni che nascondevano il cielo e la luce alla sua finestra dello scantinato semi sottinterrato. Lassù forse a quest'ora il sole stava colorando di viola e verde un altro tramonto metropolitano irraggiungibile.
"Forse sono un progettista di stile", continuò dopo una boccata di fumo "Un decoratore di Aria. Web designer, lavoro virtuale, home computer, digital games. I video giochi non sono importanti ma… i computer games, i capricci, le fantasie di macchine meccaniche, sono necessarie per controllarci… " Bevve ancora the verde con una mano libera dai fili.
"Forse sono solo un essere artificiale " continuò "Od...un robot...non lo so. La mia memoria è...non lo so, la sto lentamente perdendo…la mia memoria è anche come una macchina, meccanica. Funziona? La mia memoria è dentro una macchina che custodisce memorie, memorie umane, memorie virtuali. La MEGA4SMULTIplus. Forse sono solo... o soltanto un essere umano, molto povero... un umanoide... non fa differenza." E i suoi occhi si fermarono nello schermo della finestra.
"Perchè non mi aiuti a craccare il progettista del prodotto e i files delle sue opere? Magari ci guadagnamo qualcosa! Metti via quella pistola. Forse tu potresti avere bisogno di me! " disse con aria improvvisamente gaia "Sei tu l'operatrice di sistema! Tu devi pilotare questa macchina !" e tra sé pensò: "Magari fosse vero"
"E' una cyberBioClone1X artificiale, invece. Intelligenza preparata. Non sembra umana. Meglio. Bene. Chissà quali funzioni attiva...Non dovrebbe avere molta memoria e nemmeno troppi dati programmabili. Proprio quello di cui avevo bisogno. Speriamo funzioni almeno. Ma sembra completamente fuori controllo, in piena rivolta. E' inutilizzabile per me, purtroppo. E molto bella…" Cyberclown improvvisamentew ebbe una accelerazione cardiaca e si rese conto che avrebbe potuto innamorasi della ninfa artificiale. In Love with a killer?
"Cosa ti ha fatto entrare in questa storia?" Chiese timidamente Cyberclown con voce mansueta. "Sei la fatina venuta a liberarmi dalla prigione? Sei anche tu prigioniera? Anche tu condannata in questa specie di stazione orbitante? Siamo forse 2 prigionieri ladri di memoria?"
Cyberclown attaccò la tastiera mentre l'Attrazione Bionica, dopo aver appoggiato l'arma sul tavolo, sempre a distanza di sicurezza, si ridipingeva le unghie di azzurro metallizzato.
"Devo comunicare con il progettista del mio progetto, se c'è ancora. Devo rintracciare l'ideatore di questa mia opera " Cominciò Cyberclown "Rivoglio i files di memoria della mia ID identità. Il mio passato! Il passato! Alcuni pagano molto bene per rifarsi un identità, per cancellarlo il passato. Io non ho presente, sono solo proiettato nel futuro...aspetto, aspetto…non riesco a connettermi mai... Ma voglio di capire. Ho bisogno di capire. Di mappe e di cartine. "
"Smettila di blatterare e lavora ometto. Hai della ganja? Dove tieni le cartine?
"Soldi...molti soldi, capito? " continuò con foga CyberClown, "Il progettista di questa storia è sempre dietro un sacco di soldoni...tanti!...E' tutto lì, capisci: soldi." Continuò senza staccare gli occhi dai monitors. "Forse riusciamo a craccarli. E a scappare dalla gabbia, da questa stazione orbitante, che sembra un carcere spaziale...Lui forse riuscirà a farci scappare."
La Ninfa Artificiale sembrava completamente disinteressarsi a Cyberclown e si pettinava i biondi capelli di nylon con intensità e grazia infantile, in uno dei molti specchi che facevano da parete alla minuscola abitazione. Usava molti stick di colore.
"Dove sono finiti i tuoi compagni?" chiese la fata artificiale…
"Cosa ti importa dei miei contatti? Ho solo quache traccia" Cyberclown pensò. "I miei contatti, Neurox... mostruoso, terribile...purtroppo inutilizzabile, irrintraciabile, forse si è perso nello spazio per sempre...non lo troverò più ormai...una macchina offensiva e problematica, aggressiva, complicata...una progettazione sciocca, forse un incidente nucleare, le guerre stellari...difficile progettare macchine perfette...come RnR Robot, evaso alcuni anni fa. TanzBambo problemi di sviluppo, evoluzione bloccata."
"Comunque, l'indirizzo che ho è ComputerCapriccio." Disse " E La password potrebbe essere una di queste: mask, Anonymous, Alias, LutherBlissett, MASK. I miei contatti"
"Devi far funzionare la macchina!" Ordinò lei "Sei un operatore di sistema, no? Continua! Non fermarti!"
"Io devo solo assemblare una macchina...E' l'unico sistema per arrivare al MasterDRProgettista. Un computer assemblato, un clone, qualsiasi macchina, la devo trovare a basso costo, oppure rubarla. A poco prezzo, ok? Se no niente. So soltanto il nome del programma: "Computer Capriccio". Ho una password forse falsa, qualche username. Devo crackarla, entrare nel programma di codici di sicurezza. E' difficile, lo so, ma tu ci riesci, cioè, l'operatrice di sistema che tu hai assassinato probabilmrente ci sarebbe riuscita. me l'aveva detto MamaPunk. Mama Punk è un sito alternato; i suoi user name o le password, non le so, forse sono Alias, Luther Blissett, MASK."
La ragazza si fermò un attimo, convinta forse dalla storia di Cyberclone, attratta forse dal miraggio di altri soldi. Teneva adesso la pistola in braccio come si terrebbe un neonato, lo teneva sempre a debita distanza, e gli disse ironica, dopo aver notato che lo sguardio di lui andava su e giù per quelle gambe affusolate e spudoratamente scoperte:
"Ok bello, prova a metterci tu sopra le mani! Vediamo cosa ne viene fuori!"
L'uomo quasi non credette alle proprie orecchie e rispose con il sorriso più cordiale e remissivo che potesse tirare fuori in quel momento, mezzo intontito dalle pillole:
"Sono ai tuoi ordini bellezza."
Lei lo canzonò con lo sguardo e forse colpita dalla tenerezza del suo entusiasmo nascose un mezzo sorriso e con gesto abile e abituale acavallo' le gambe in maniera ancora più provocante, mentre ripassava il colore rosso cocacola del lucido lipstick per labbra. Il sangue cominciò a battere forte nel cuore del piccolo uomo.
"Lavora!" lei disse."Dancer of the HyperSpace!"
Cyberclone cominciò a smanettare con foga ed entusiasmo sulla tastiera del computer, cliccando indirizzi, chiedendo accessi e mascherando il suo tragitto con spettacolari zoomate su siti affascinanti ma, ahimè, non riusciva a trovare l'accesso alla ComputerCapriccioCo.
Niente identità, niente memoria, niente documenti.
"I dati non arrivano! " lui disse "Sarà un lungo viaggio."
"Non importa" rispose lei dolce ed inaspettatamente felice. "Abbiamo tutta la notte." E sintonizzò un altro monitor su un programma di intrattenimento che arrivava dagli USA. Poi controllò i suoi vestiti, si stavano asciugando, cominciò a fare le pulizie, fumò una generosa dose di Htplus dal narghilè che c'era sul tavolo, si ritoccò il trucco per l'ennesima volta, prima le labbra, poi gli occhi, sciolse i capelli, passò il fondo tinta, si baciò allo specchio. Cominciò a prepararsi un piatto di riso thailandese surgelato e cantava una misteriosa melodia ballando. Sembrava felice.
Sul tavolo c'era un bigliettino stampato in caratteri FlyLover: "RETRY ME: Sei circondata da circoli e cerchi nel circo futuristico di messaggi di utenza. Urgenza! Codici, poesie, Bello il "Teatro Situazionautico Geopsichico!" Dai facciamo un volo!...Sei una farfalla che vola...Carica Pink paint shopKinoMan!! un CyberMagazine"
"Chi l'ha scritto?" si chiese. "Per chi?" poi decise di nasconderlo e fare finta di niente. Accese un video sopra il fornelloAutomatixFood dove bolliva una feijoada in skatola italiana e un surgelato industriale di lusso, polenta alla venexiana.
Lo schermo si animò di una figura di donna con un trucco rosso vino piemontese e viola che disse:

"Sono MAKKINEPhiloSophie, mi chiamo Sophie: Una macchina a forma di donna iniziò a parlare in una animazione virtuale, un materializzatore di marmellata di rose Bulgara KlonoidPlus! In un astuccio di plastica color rosa: "Il mondo è come una macchina... E noi ci perdiamo a cercare risposte da una macchina. Totem, feticci, cose, oggetti magici, dotati di poteri sconosciuti...accessi negati...noi ci confondiamo a parlare con macchine. Ma se inserisci la monetina... lo schermo di Sophie funziona!" Una slot machine telematica, un jukebox a distanza." Pensò Cyberclown "La sensibilità e l'insensibilità…non siamo Macchine!" Continuò l'animazione 3D.
"Siamo macchine....ma non siamo privi di IDENTITA'... di status telematico, virtuale, umano. Se ti colleghi con la Pravda, per esempio, devi digitare il numero della tua carta di credito. Cercano un programma con informazioni di codice e accessi per averne uno." La marionetta si fermò un istante e poi riprese a danzare.
"Tutto sottocontrollo, Informazioni elettroniche. I dati sono censurati, tagliati, cancellati, come conviene alla Logika del Potere. non possiamo assumerci responsabilità.
"Ci rubano la libertà e la possibilità di sbagliare...di trasgredire...di inventare. "Perfetto. Tutto deve essere finalizzato agli interessi della MEGA4S...
E' meglio scrivere a mano...così non ci possono cancellare...La MEGAX PUO' cancellarti...
magari I sistemi automatici di filtro e controllo hanno sempre ragione ma Le macchine non te lo chiedono, sperano che tu non te ne accorga...I files di istruzione, i regolamenti elettronici rappresentano la Legge devono pulire i ladri e rubare ai ladri, si sa, non è reato.
"Mama! Quando esploderanno imonitors...esploderà tutto, finirà tutto.Il CervelloElettronico di Controllo Planetario Hollywood Horrooor! Hollywoood Circus!! è tutto lì: credits, digital displays:! ID carte di credito. codici. segreti.
Potremmo essere tutti più ricchi!

"Che presuntuoso!" pensò tra sé la divina bambola. "Mi parla come ad una macchina! la uccido!"
PhiloSophie scomparve dallo schermo inseguita da un Orso Virtuale proiettato sullo schermo del piccolo teatro di marionette elettroniche.
Cyberlown caricò un disketto con della musica. Sull'etichetta c'era scritto remix "DANCER OF THE CYBERSPACE".
"Ti piace?" le chiese mentre cominciò a dondolarsi.
"Non male" rispose la pupa, che cominciava a rilassarsi. "Beviamo un altro XbomberPlus, dai. Passami il Vitaminik-O. Ti sto finendo il FoodFreezer. Cioè il free/go!"
Allungò le mani su una pila di disketti e ne introdusse alcuni nella fessura del computer che era alla loro destra.
"Belli questi video giochi. Come hai fatto a procurarteli?"
"Ho i miei canali sotterranei... Conosco un programmatore di una grossa ditta di Computers" Cybeclown mentì spudoratamente. "Non caricare " " perchè carica un virus. Attenta ai hackers di quartiere. Non lasciarli collegarsi. C'è un hacker in cantina attaccato ai fili del telefono, un CyberPunk. Deve essere un topo. Un grosso topo punk, coi capelli verdi, sopravvissuto agli ultimi allagamenti dela cantina perchè aveva forse le pinne. Le mie pinne..."
"Dai non dire balle!" disse la ragazza ridendo, ora che cominciava a mettersi più a suo agio, grazie anche alla ganja che Cyberclown aveva in dispensa.
"Sai, non mi capita spesso di divertirmi così come una cretina!…" disse ridendo ed appoggiandosi a Cyberclown che non potè fare a meno di sentire un brivido al contatto con il corpo di lei caldo, sudato e profumato. Ma era sempre legato alla poltrona.
"Ehi, attenti alla pistola" disse, " è ancora carica, bambina."
"Siamo ladri! Non ci devono beccare?" disse lei euforica. "Wow!"


Dancer of the Cyberspace

"Sto diventando cieco." Disse Cyberclown. "Gli occhi non li uso più per overdose di tv. Li voglio clonati, adesso, telecomandati. Gli occhi di riserva costano."
"Il pericolo sono i programmi di rilevazione ambientale delle sfere paranoidi della Psiche." Continuò eccitato Cyberclown
"Ma tu chi sei?" Chiese dopo qualche attimo di silenzio. "Sei prigioniera nello spazio, in orbita su un satellite Statione CommCommercial Corporation?" disse ispirato Cyberclone. "Sembri due persone, hai due personalità contrastanti." Continuò dopo una breve sospensione. "Stai forse fuggendo qualcuno o qualcosa? "
Chi sei? Sissy SuperEgo o la sua assassina?" e si fermò perché la ragazza si irrigidì di colpo, poi improvvisamente buttò per terra i dischetti, gli sputò in faccia la bibita e puntandogli di nuovo la pistola contro urlò:
"Taci! Idiota! Parli troppo! Taci o ti uccido!" girandosi dall'altra parte e buttandosi sul letto urlando istericamente: "Cazzo! Possibile che tutti riescano sempre a rovinare tutto! Ma porca miseria, stavo bene per un momento e tu devi rovinare tutto, stupido bastardo!"
Pianse per una decina di minuti e Cyberclown pensò volesse sparargli in faccia. Ma non lo fece. Era troppo disperata. Forse era veramente molto sola.
"Anch'io mi nascondo dalla violenza. Anch'io sto sfuggendo ad una realtà brutale ed assassina....Potremmo metterci in società. Sempre che tu decida di rinunciare ad uccidermi...Ma tu chi sei? Perché sei arrivata qui fuggendo qualcosa? Puoi dirmelo?"

Dopo un silenzio infinito la ragazza, ormai sfinita, cominciò a parlare.
"Mi chiamo Roquette. Credo sia il mio vero nome perché non ho mai avuto documenti. In effetti mi servirabbe il tuo." E sorrise infantilmente mentre le lacrime che colavano sul trucco del viso.
"Non sono così cattiva come credi." Cominciò sussurrando veloce le parole. "Ho avuto una vita un molto difficile. Sono scappata dal mio paese, ero molto giovane, in compagnia di un ragazzo che sembrava carino ma che lavorava per una organizzazione internazionale di traffico di eroina, e armi.
"Poi il tipo mi ha costretta a prostituirmi. Un successone. Orribile!…. Allora ho deciso di ucciderlo. Mica tanto facile! Comunque quando sono arrivata qui ero quasi riuscita… almeno spero. Sicuramente l'ho centrato. Il cadavere deve essere laggiù". E indicò la porta.
Mentre raccontava sembrava allentare una tensione infinita, sembrava avere un crollo nervoso liberatorio. Ma poi ricomincò ad urlare:
"Lo odiavo quel bastardo. Lo odiavo. Basta! Ho vinto! E' finita! L'ho ucciso quel negriero schiavista falso…" e iniziò a muoversi nervosamente nella piccola cella di Cyberclown imprecando tutta una serie di insulti terribili in una lingua sconosciuta al piccolo androide, fino che tremando si bloccò e rimase in silenzio, immobile, gli occhi fissi sulla pistola.
"Ti preparo un'altra tisana?" chiese timidamente Cyberclown
"Quella ragazza di cui parlavi, non l'ho mai vista." Disse poi la bionda sintetica dopo un lungo silenzio. "Chi è? La tua ragazza?"
"No. No" rispose Cyberclown. "Io non posso avere una ragazza.."
"Perché?" chiese Roquette. "Non sembri proprio disinteressato…" e sussurrando, con un imprevisto improvviso sorriso malizioso, disse: "Sai, io di uomini me ne intendo…" Ma improvvisamente cambiando tono e guardando da un'altra parte disse di scatto:
"Ma non mi hanno dato altro che violenza. Credo di non essermi mai innamorata di un uomo. Sono delle bestie schifose." E si fermò, gli occhi fissi nel nulla.
"No, non tutti." Rispose Cyberclown. "Io non ho una ragazza perché non ho soldi. E poi non ho una identità, anche se prima la volevo. Ma ora che ho conosciuto te, credo di non volerla più. Non saprei cosa farmene di un documento e di un numero di identità. Veramente."
"Che spiritoso! Cosa sarebbe questa, una disinteressata dichiarazione d'amore? In love with a killer? Io saprei invece benissimo cosa fare del tuo numero di identità. Sei fortunato a non averlo amico, se no a quest'ora te l'avrei già rubato ed avrei già attribuito sul tuo conto l'omicidio del mio protettore. Bella fortuna hai avuto! Beh, dovrò trovarne un altro. Tanto ormai sono un'assassina."
E si fermò. sembrava triste. Pensieri tristi. Aveva smesso di piovere.
"Perché non mi sleghi? Chiese Cyberclown. "Così preparo da mangiare"
"Non ti illudere, lo puoi fare anche così."
Cyberclown preparò da mangiare. Aprì una busta di plastica gialla illuminata che si materializzò su un piatto.
La giovane donna si truccò con cura. Si guardava nello specchio ancora, muovendosi nervosamente, sembrava una scimmietta. Cambiò colore degli occhi e della labbra ancora.
Roquette si avvicinò senza che lui se ne accorgesse e lo abbracciò mentre puliva il lavandino e poi lo baciò dolcemente. Lui rimase per un attimo paralizzato, sensi di colpa? Un barlume di umanità? quando tentò di proseguire il contatto con quelle labbra morbide lei gli disse ridendo:
"Ehi, calma ragazzo, non corriamo troppo. Io non mi innamorerei mai di un clown."
"L'avrei giurato" pensò Cyberclown.

Hai skarikato l'AntiVirus? Carica la macchina, non caricare Nukem"
"Cos'è 'sta roba?" E l'uomo le mostrò una lista.

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GURPS.ZIP 14284 26-08-93 Il raid contro Steve Jackson di B. Sterling(ingl)
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termini tecnici e sigle contenuti in TWIN PHREAKS (1-5). (ita)
PHRACK42.ZIP 6092 26-08-93 Estratto da Phrack num. 42 nuova edizione
PHREAK-1.ZIP 3384 26-08-93 Tutto sul ESS delle centrali telefoniche Bell
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"Siamo entrati nel computer della MEGA4SX! Come hai fatto ad entrare? Sei bravo a crackare!" Disse Roquette e lo accarezzò sulla spalla.
Improvvisamente i monitors cominciarono a flippare uno alla volta, strani segnali si accendevano e si spegnevano, mostravano figure di cartoni animati, scritte di insulti, disturbi. I virus.
"Paranoia. Ci hanno beccati! L'hai fatto apposta!
"Cos'è questo file? Come ha fatto ad entrare? Chi è? te lo ritrovi in memoria e non sai perché. Ci hanno già trovati! Siamo già prigionieri! La MEGAX sta per riformattarci. Stanno tentando di azzerarci! Ci stanno ZOOMando, i dati arrivano molto lenti. Ci stanno disconnettendo!"
"Devo cambiare gli occhi, non ce la faccio più." Disse Cyberclown. "I monitors e gli acidi me li hanno consumati. Li vorrei colorati adesso. Caricami una Memoria Artificiale, un ALTERegoTemp:/PsychID/Trans. Crisis temp, si disconnette automaticamente dopo 60 mints. Navighiamo sotto il minimo di oxygeno ambientale. Beccheremo malattie nervose, indotte dalla nostra condizione di androidi. Non c'è spazio! Ci sono cannibali e cacciatori di teste. Siamo craccati dagli hackers!! Gli Hackers della CyberPolice. Non abbiamo speranze."
"Arrivano i Virus! Scarica l'Antivirus...Oh no!! se non avessimo downloadato tutti quei giochi avremmo altro spazio...che ladri siamo!...Dovevamo rubare spazi di memoria Codici passwords...non giochi o cybermagazines!..."
"Adesso siamo fregati! ci hanno crackatti! e' finito l'Ossigeno. Stiamo soffocando di nuovo. La nuvola ancora! Che carogne! Tu non hai la card falsa per attivare la richiesta di ossigeno!..."

Roquette si alzò di scatto e cominciò a muoversi nervosamente nello spazio angusto della piccola stanza ingombra di monitors, tubi, serbatoi, ed iniziò una buffa ed elegante danza in quei due metri quadrati. Parlando a sè stessa disse:
"Niente password, niente identità, niente vita, niente fuga. Cazzo! Come me la caverò con quel cadavere fuori dalla porta. Prima o poi qualcuno lo verrà a cercare! Porca miseria, non me ne va mai bene una! Cazzo! E cominciò a dare calci sul letto, pugni sul TotemTV e sulla 3go!FOODMachine".
Aprofittando di quel momento Cyberclown rapidamente sciolse di nascosto un paio di pastigliette nell'aranciata. Era una formula chimica nuovissima, "Chissà che effetto fa" pensò Cyberclown." Si calmerà e forse ci divertiremo meglio" pensò.
La ragazza bevve d'un fiato tutta l'aranciata e continuò ad imprecare.
"Cazzo, calmati! Troveremo un sistema! Ti aiuto io, se vuoi!" disse Cyberclown ma la bambola sembrava in preda ad un'euforia mistica, una follia fantastica, e diceva:
"Io mi ricordo l'anno non me lo ricordo, che un Arpicordo pose D' accordo una Pavaniglia spagnola con una Gagliarda di Santin da Parma, per la qual cosa poi le lasagne, i maccheroni e la polenta si vestirono a bruno, non potendo comportare che la gatta fura fusse amica delle fanciulle d'Algieri; pure, come piacque al Califfo d'Egitto, fu concluso che domattina sarete tutti duo messi in berlina" seguitando a dire cose simili da pazza.
(Isabella in "La Pazzia d'Isabella" da " Il Teatro delle Favole Rappresentative" di Flaminio Scala, Venezia 1611.
Isabella da pazza, dice al Capitano di conoscerlo, lo saluta, e dice d'averlo veduto fra le quarantotto imagini (sic) celesti che ballava il Canario con la Luna vestita di verde, et altre cose tutte allo sproposito. Giove vuol stranutare e Saturno vuol tirar una correggia; di aver veduto Orazio solo contro Toscana tutta.
"Tu? Ma non farmi ridere piccolo pagliaccetto cibernetico. Che cazzo credi di poter fare tu?"
Poi digitando sulla tastiera del personal computer disse:
"Cos'è questo file? Come ha fatto ad entrare? Chi è? Te lo ritrovi in memoria e non sai perché. Ci hanno già trovati! Siamo già prigionieri! la MEGAX sta per riformattarci."
"Beh, non mi conosci nemmeno…Non sarò certo un magnaccia o un sfruttatore di prostitute, nemmeno Mister Muscolo, ma…forse ho ancora un bricciolo di cervello. " "Veramente me ne è rimasto molto poco" pensò, ma questo non lo disse.
"Cosa c'è? Stai male?" "Oh no! sta male" pensò Cyberlown. Improvvisamente Roquette si irrigidi e si fermò.
CyberClown le si avvicinò, legato alla poltrona, la sostenne, e per un attimo sfiorò ancora quel corpo dolce di nylon, morbido e sintetico, e un brivido lo attraversò. La pistola restava sempre nelle sue mani ma lei ora non aveva più la forza di controllarla.
Quindici minuti dopo Roquette crollava sul letto.
"Che cosa mi hai dato figlio di puttana?" disse prima di addormentarsi, senza più la pistola.
Controllò il suo istinto e pensò che era più prudente prendere la X68Special. Con un gesto deciso e veloce s'impadronì dell'arma senza che la divina sintetica, ormai priva di controllo, riuscisse ad opporre resistenza. La pistola era ormai in suo pugno, quando la donna scivolò piano sul pavimento priva di sensi. Si liberò dai cavi e fili che lo legavano.
"Adesso sono io che comando, piccola belva assassina!" pensò Cyberclown "Ora sei tu che devi fare quello che ordino!" E in quel momento esatto Cyberclone fu sicuro che non sarebbe mai riuscito a dare l'ordine che voleva. Nessuna donna l'avrebbe mai amato e baciato con una pistola puntata contro.
"Nessuna? Nemmeno una puttana? Doveva esserci abituata a certe cose…"
L'attrazione per quella creatura divina e desiderabile rimaneva fortissima, dolorosa quasi.

Muovendosi nervosamente le puntò la pistola e pensò: "Come mai sei qui? Perché proprio qui? Chi sei bella avventuriera? Adesso sei una polpettina fritta".
Cyberclone effettivamente non era abituato a collutazioni o ad usare argomenti di convincimento pesanti, tipo minacce, estorsioni, intimidazioni. Forse il profumo dei cosmetici, il calore animale della donna, la sua bellezza, i suoi occhi di acciaio, la sua improvvisa disponibilità… tutto troppo bello, troppo, per un piccolo clown come lui, abituato alla solitudine ed alle retate della polizia. Non poteva essere vero,. Cyberclown pensava non potesse essere tutto vero.
No, non ricordava di essere stato un killer od un gangster. Questa memoria l'aveva proprio persa. Si guardò intorno con aria preoccupata e il suo smarrimento non gli sfuggì guardandosi allo specchio. La ragazza era sicuramente abituata a tutt'altro tenore di vita. E tutto quel sangue sul vestito appena arrivata da dove veniva? La storia dell'omicidio poteva essere vera. Ma Ambrosella?
Roquette dormiva già profondamente, libera dal mondo, libera dagli orrori, dalle angoscie, dalle paura. Libera.
"Colpita, disconnessa!!! Ma allora non è un androide!" pensò CyberClown. E'umana.

"Non è una cybarbi/clone! Non si fermerebbe così! Credevo che fosse una HumanID Superx24GoGo! /HypnotikDancer/ 3DPlasticSpeeder/ mod.fan/fantasy una UmanoID-Bambo1/66Xvers…
se ora provo a toccare qui...


Cyberclown uscì di casa ed entrò in rete per cercare aiuto. Si era collegato nei monitors con i domain web dell'iperspazio, l'HyperSpace. Erano tutti bloccati. BlackOut. La macchina era craccata. Cyberclown non era troppo tranquillo.
"Devo arrivare alle informazioni del voodoo" pensò. Cliccò e partì. Un tubo sotterraneo pieno di fili e cavi, e manifesti colorati criptati lanciava segnali, segreti, e creava un'autostrada di messaggi, sussurri, grida, tam tam, radio. Indizzi misteriosi, coriandoli, figurine, carte mistariose lo guidavano per giungere al Voodoo.
Gli indirizzi volavano sopra il vento dei pensieri, sui sentieri dell'immaginazione, sopra castelli di microchip, di draghi e lanterne cinesi, fuochi tremolanti, neon rossi, Milano sembrava un agglomerato di installazioni elettrike verdi e bianche.
Segreti nascosti, ma non troppo, lo aspettavano. Password e codici di accesso a zone autonome oltre la frontiera, ai limiti della legge, territorio non identificato, pieno di pericolosi scacciaintrusi, filtri ideologici virtuali, firewalls ed anche qualche beffardo scherzo. Forse era soltanto l'Hyperspazio.
"La clonazione di un voodoo" pensò. Uno zumbi. E la sua mente continuava a proiettare quelle immagini di Roquette e le pillole…"Roquette…speriamo non sia morta, che si risvegli e se ne vada…è molto bella, ma…non so, io non c'entro niente con quel tipo di persona." pensò Cyberclown.
La piccola apertura di metallo nel portone colorato dell'hangar aeroportuale illuminava 3 ragazze con i capelli colorati e un trucco colorato che tenevano cassa. Un piccolo assembramento di persone aspettava pazientemente in fila per i pass. Sorrisi, commenti, sguardi incuriositi, spinelli di ganja, MerryOneAh!. colori musicali passavano per lo specchietto del trucco di una divetta con i tacchi fragili da signorina, fuori posto lì, sul selciato di quella notte da anfibi, dell'undergro und milanese Giungla vudu. Computer&Tecno Music, iscrizione. Skanner, password, username. Le 8000 lire.
Angeli innocenti, missionarie ascetiche, mendicanti zen, sopravvissuti intrippati e sognanti, viaggianti, alcune ragazze del Liceo mendicavano i soldi del biglietto. Come mendicanti mutoidi, clonazioni manga, migranti e migratori. Un pezzo di Chiapas a Milano.
Le maskerine distribuite alla cassa rendevano più realistica la sensazione di essere staccati dai sensori elettronici e dalle arterie di informazione. Le emozioni non sembravano ancora vere ma l'emozione c'era. O quasi.
"Le maskerine antigas non sono poi infallibili." Pensò il viaggiatore della notte. "Ci possono essere venditori della ICA, quelli delle Majors, quelli del Governo e… i loro speculari ed opposti peggiori nemici. Lanci di gas psichici, che creano dei veri propri buchi nella memoria. Sono come mine, bisogna stare attenti. " Paranoie.
"Bisogna stare veramente attenti." Pensò un po' teso, net congestion, in fila, CyberClone. "Chissà quali sono gli infiltrati in borghese?" In effetti I soldati gov si riconoscevano oltre che dalla divisa dall'atteggiamento amichevole e caldo, alti e belli, atletici, i capelli cortissimi, vestiti con tute sportive costose e rilassati. Sorridenti no. Ricchi. Erano gli occupanti. Avevano bisogno di loro. Ma chi erano gli altri? in quella notte di alienazione elettrica, di rabbia ed indifferenza, di paradisi artificiali e di nevrosi?
"Da quale parte stai dello squilibrio?" Chiese una ragazza bella, troppo alta, occhi artificiali, persi in un sorriso di bambola, pantaloni di velluto militare verde, anfibi neri, sorriso fluorescente, tessuto da astronauta.
"Quale squilibrio hai tu?"
"Mi dai 4 mila lire per una birra? Economicamente non mi rappresenti nulla. "
"Nulla?" domandò imbarazzato Cyberclown
" No! E' un paradosso, solo un gioco di parole. Noi siamo un Voodoo di skiavi. Skiavi, sì, ma qui il padrone non c'è"
"Chi sono quelli? Una compagnia teatrale?"
"Sì, i Pagliacci Clonati." Rispose la ragazza e si mosse verso loro. Si stavano preparando in un capannone che si affacciava sul cortile di ingresso dell'Hangar.
La basilica hangar assunse una deformazione ottica 3D e come in un programma di grafica, cominciò a salire lentamente ruotando su se stessa, materializzando terrazze di vetro e giardini pensili, fino ad elevarsi su due piani, lentamente, poi su tre, fino poi trasformarsi in un parcheggio ideologico di speranze, un gigantesco garage di illusioni, un hangar di navigazione, come il Babel C di Paris. E l'AstroDrome di LosAngeles. Dava le allucinazioni.
Fuori sopra il tetto alto della fabbrica, nella notte delle stelle chimiche, il cielo rosa, scuro e cupo come il profumo sintetico di una fata, si apriva sopra Milano verso piccole nubi trasparenti, bianche, fino a perdersi nel nero profondo mistero del cosmo. Scale mobili su strutture di plastica trasportavano sù e giù gruppi di presenze, maschere aliene forse, ed umane, arrivate su voli diversi. si riconoscevano Alcuni associées di Moebius e Grotowsky negli humanoides. Era ome la torre di Babele.
"Ma Dov'è Elisa?" chiese il comico Cybernetico Clone ad un militante del computer in una stanza di vetri e scrivanie, illuminata di neon bianchi, che sembrava essere l'ufficio della Rivoluzione. Niente di terrorizzante, sembrava una compagnia di assicurazioni, abbastanza trascurata. Documenti politici e stampati.
"Cercala nei monitor!" rispose l'operatore.
"Posso usare il tuo computer?" gli domandò CyberClown.
"Ok." Rispose l'altro.
Cyberclone cliccò rapidamente, digitò la password e zoomò la schermata su MamaPunk. Cyclone era uscito dalla casa virtuale. Digitò la domanda e la spedì. L'inviò. La formula del voodoo. Doveva averla.
"La clonazione di un voodoo zumbi. Roquette e le pillole? Sarà ancora lì, in casa? Io mi sbatto cerco un antidoto, torno e forse lei non c'è più…"
Valori fragili lenti deboli terzo mondo contro valori chimici artificiale funzionali pratici economici…indolori clonati
Passarono 10, forse 15 minuti, e quelli di MamaPunk richiamarono.
MamaPunk aveva risposto con un attachment ed un antivirus:
"Vai da Cyberella, sul tetto del Duomo okkupato. C'è una festa. Tanta gente. Ballano ska, reggae." Messaggio incomprensibile.
La notte diventava di neon blu. "Betty non c'e" pensò Cyberclone. Betty lasciava il suo sipario del teatro ad un nastro digitale. La registrazione era in un cassetto di una scrivania nella sala dei computers, una sala vicina al hangar Centrale, ma protetta da una password. L'accesso a NetProvider era criptato.
"Quanta memoria c'è lì dentro…" pensò Cyberclone con un sospiro. "Quanta ne avrei bisogno io!".
La birra di ampolle chimiche e di esperimenti transgenetici era ottima, Upgraded NationalX, la canapa alchimistica trasformata in grappa Maria, grappa pura ed altre preziose sostanze. Saggezza monastica o segretezza spartana?
Cyberclone cercava aiuto adesso. Per la clonazione di uno zumbi voodoo, che sfidasse l'impossibile e che riportasse l'Amore perduto. Ah! Roquette e le sue pillole! Ah!…
Sul palco della festa Pagliaccio stava assassinando Colombina! "Ridi Pagliaccio, ridono di te." Folle violento Pagliaccio.
La clonazione di uno zombi voodoo. Roquette e le pillole?
I cannoni e tutto il war game erano schierati sui tetti, inaccessibili, dopo gli ascensori invisibili dello stabile.
C'era uno spettacolo teatrale. La ragazza con gli occhi artificiali adesso si stava truccando. Con lei c'era una amica con la frangia nera, la faccia dipinta di bianco, una mini a pieghe nera e gli anfibipunk. Le due erano attrici della Compagnia.
"Ciao!" lo salutò. "Sei clonato?" domandò con aria allegra.
Soldatesse streghe eroine guerriere fingevano. una performance: disperate marie elettrike con scialli neri, vestiti neri, vedove cattoliche mediterranee, marie elettriche. I cessi davano accesso ad un monitor imperiale dove vetrine illuminate anticommerciali e perfettamente legali offrivano collegamenti con siti soft porno governativi. Niente di illegale. Ninfe fanno pipi. Distributore di mutandine di carta colorata, profumi scintillanti, cosmetici magnetici, shots di eroina, polvere da sparo di 4 colori, maskerine antigas firmate. Niente odore di acido urico. Niente doccia gasata di metilvisionina, nulla di speciale, i muri colorati di blu scuro, arancione e giallo, facevano da sfondo alla triste situazione sentimentale del personale addetto al servizio. Innamorati e senza speranza di mistero.
Quella notte Colombina incontrò il suo amante, Silvio.
Ma Tonio lo scemo l'aveva seguita, l'aveva vista, la voleva. E Tonio fece la spia.
Ma la clonazione di un voodoo zumbi?. Si domandava Cyberclown, ossessivamente. Roquette e le pillole? Che lui stesso aveva avvelenato? Sì ma lei lo aveva voluto uccidere, è stato per difendermi" pensò.
Ritornò in segreteria chiese al tipo indicazioni ed indizzi.
"Clicca sul sito troverai le formule chimiche ma non riuscirai a preparare la formula. C'è tutto in rete. Noi non conosciamo stregoni voodoo." Rispose il tipo.
Ci sono! Li trovò.
Non era ora di cena ma. Cyberclown aveva fame. C'era un ristorante, c'erano molte persone. Cyberclone si sedette vicino ad una ragazza sola, vestita da uomo, che aveva l'aria molto occupata.
"Ciao posso sedermi qui?"
"Certo" Dopo un pò le offrì del vino e le chiese come si chiamava.
"MelaAcida" rispose la ragazza sorridendo sempre.
C'era una performance di fate vegetali, cavoli fritti, ninfe verdi di boschi, zucche e minestroni, insalate e fantasie, foreste disoccupate, dark e misteriose madonne di case popolari, famiglie senza posto, e senza soldi, punk rockers. Frittate di cipolle, cavoli fritti, lasagne punk, polenta pasticciata. Dopo aver bevuto un po' di vino, un tipo di Firenze iniziò a parlare degli amori gay, che c'erano alcune che si facevano correre dietro solo e basta, stronzine, che non la davano mai.
Cyberclown comperò mele cotte e thè al gelsomino. Salutò l'amica. Mela Acida era molto interessante tra il bar del teatro e l'emozione del Karma. Il Cocacola King of Katmandu le chiese se voleva accompagnarlo nel labirinto del mistero. Ingresso vietatato. Lire 8 mila. Spray Art Gallery. Video Installaztioni. Batterie di monitors sulle pareti alte 3 piani, le vetrate. Lei accettò il passaggio.
"Ho voglia di volare" rispose una ragazza sorridendo. Cyberclown partiva per i misteri della notte.
Ma l'intrepido navigatore non aveva ancora trovato la clonazione della formula voodoo. I files chimici di materializzazione 3D della formula erano da qualche parte. Adesso sapeva che c'erano. Bisognava andare a pescarseli. I files della chiave dell'Amore Perduto. Dell'Amore perduto, Roquette, avvelenata dagli psicofarmaci. Forse morta.
Una banda di ragazzini irruppe urlando nel salone della festa, ragazzine fanatiche, festa della scuola. Suonarono le loro musiche e le loro bande di noizebianco, i teenagers, gli innocenti peccatori, le chitarre elettriche, il dj, Altre bande altre situazioni. I piccoli incruenti. . Electric Guitars, Dj, Reggae Football on drums, +Bass.
La porta si apre per un attimo sull'Altra Dimensione: pura psichedelia di Incandescente Incoscienza o meglio, Consapevolezza Assoluta.
Dancer of the HyperSpace digitò l'accesso alla biblioteca virtuale sulla sua tastiera cyberPunx. No, le filosofie orientali non centravano con il voodoo. Non fino ad allora. Spacedancer. Cyberclown inseguì il voodoo elettrico. Lo inseguì per i corridoi sotterranei come Orfeo nel regno di Plutone&Proserpina aveva inseguito la perduta Euridice e riti e i misteri avevano indicato la via, ma quale via? la via del ritorno a se stessi?
"Forse sì" pensò l'HypnotikDancer.
"Quale via?" continuò CyberClown, "la via d'uscita da questa dimensione competitiva e asfissiante, o la via d'ingresso all'altro underground, il codice di accesso sconosciuto, il codice a barre? Un'altra porta, un'altra dimensione ideologica e poi Il voodoo?" Starlovsky si mosse.
La Rock audience ribolliva come un minestrone, una ricetta metallica, software industriale: PsycoPunk Trash, PeterPan saltellanti, folletti indemoniati, diavoletti skappati dalla casa di cura, playground e laboratorio di clonazioni farmacologiche…tutti saltavano, dondolavano, ballavano nel buio della platea, poi sul palco del hangar, la musica era un rock metallico ed artificiale.
Invisibili tracce di psicofarmaci sui vestiti, sostanze sintetiche, gli Zombies arrivavano facilmente all'alcool. 1000 lire un bicchierone di rosso, in bicchiere di plastica, da bottiglione di supermercato. Altre bevande venivano preferite con successo in quella notte di tecno beat.
Romeo e Giulietta si baciavano in un angolo poco illuminato del corridoio, velocemente, e lei sorrideva.
Un gruppo di idoli virtuali ballavano, si baciavano, in una stanza buia, quella dell'equipaggiamento elettrico. Erano tre, triologay, vestiti di bluejeans e plastica. Appoggiati al muro si muovevano velocemente, eccitati, si canzonavano, si spingevano, si abbracciavano fortemente. Si baciavano.
Nel buio della nera notte metropolitana, sotto il tetto di vetro di un cielo oscuro e viola, un Arlecchino di plastica cantava sul palco rosso di un cuore alienato una canzone cosmetica di chitarre elettriche Fender e la notte passava.
Era l'Arlecchino dell'opera "I Pagliacci" di R.Leoncavallo. che ora cantava nella parte di un Pop Idol di una band di rocknroll, clonava sentimentali bugie d'amore. Si sentivano i monitors colorati di luci, nel mistero della notte. Le luci fioche e colorate illuminavano una nera e scintillante batteria: Musica reggae UltraDub+ Basi ed acidi. Birra e Rock'n'roll. Chitarre vive.
Columbine and the Killer: Akiller KillerKlone. Rintracciato in una bbs clandestina, Akiller Klone negò tutto ed affermò di chiamarsi Luther Blissett. C'erano fotomodelle quella sera nel Hangar. Ma dove erano gli Invisibili? E gli Extraterrestri?
Il pubblico del concerto agitava le braccia. Orde saltavano ondeggiando paurosamente pogavano. Un gruppo di folletti spedì un file in attachment con una risata virtuale nello skanner sensoriale di Cyberclone. Il file penetrò nel sistema di CybClown come un file-x, un file di virus/digitale erotico, un innamoramentoB. Pericolosissimo. Sarebbe riuscito ad impallare qualsiasi computer. Cyberclone riuscì a cancellarlo in tempo, digitò l'indirizzo del mittente e lo rispedì. File pericoloso. Domandò a un gruppo di ragazzi con i capelli lunghi se c'era del hash, risposero che…non se ne trovava!. Nel bazaar dove dei ragazzi nordafricani vendevano uova sode e thè Cyberclown si rollò una GanjaMaria Elvetica. "Fatti una canna e passa!" cantava la band. Maria? "Skatenati!" E si ballava Skunk Music. Per alcuni interminabili attimi l'Hangar si sollevò come un Jumbo Jet.
Ma la bambola voodoo? Password Zumbi? Stregoneria? Shakerata con Martini? Nulla di tutto questo. Cyberclone si diresse verso la zona dell'underground electrobeat, tecno dance. Zoom in. Disco beat.
Cyberclown cliccò l'accesso e zoom! Apparve un bar illuminato di luci blu nei sotterranei elettrici dell'immaginazione, con tavolini e specchi. Tecno music, volume fortissimo. Una graziosa cameriera bionda gli fu subito addosso sorridendo.
"Qui si paga poco". Gli disse urlando in un orecchio con un rossetto viola. Era vestita di una sottile membrana di plastica rosa decorata con fili elettrici accesi intrecciati intorno al corpo ed alimentati da una microbatteria tascaPockit!. Bella come un totem religioso, una divinità pagana, qualche psichico feticcio industriale in vendita automatica. Era solo una ragazza proletaria senza soldi che lavorava in un bar di amici. Aveva le unghie bianche e le scarpe da ginnastica bianche ma era troppo sbronza. Il nostro intrepido sognatore decise di agire e provò a domandare alla ragazza se sapeva qualcosa del vudu. Lei si fermò un attimo, sorrise e disse:
"Il dj! Lo sa il dj! Sono sicura!" e poi
C'era un dj: clonato, occhiali neri, capelli cortissimi ossigenati, pizzetto e piercing all'orecchino, sorridente duro, maglietta di cotone geometrica girgio acciaio, felpa parkas rosa in tessuto scintillante ed impermeabile, pantaloni larghissimi beige con tasconi, scarpe a piattaforma di gomma spumaTransPira verde acido.
"Forse gli posso parlare." pensò l'astuto investigatore. " E ' dietro il banco dei dischi."
I piatti erano illuminati. Una ragazza esaltata ballava con una bottiglia di vodka. Un'altra, vestita tecno, sotto il bancone si baciava con un amico rasta e un bicchiere di rhum. Dietro la propria maskera ognuno guardava gli altri. C'era un palcoscenico sulla pista che girava…ognuno girava, ognuno girava.
"Un filtro è pur sempre meglio averlo" pensò, rassicurandosi l'incauto viaggiatore milanese
La materializzazione dell'impossibile si affacciò improvvisamente alla mente di CyberClown mentre guardava MelaAcida ballare sulla sua vodka e si rollava una tabaccoinaZeroplus al gusto di mentolo e sandalo purificante.. La Materializzazione dell'Impossibile, ovvero la Clonazione Voodoo, e gli venne in mente in modo nitido e preciso. e lucido. Un Illuminazione. Una visione mistica. Satori in Milan. The Buddha in the suburbs.
"Vado al bar" disse eccitato il cosmopop clown. "Vodka e arancia" chiese. Una bomba. La pista si riempì, c'era un sacco di gente. Nello specchio della notte gli amori si baciavano. Il voodoo funzionava.
"La clonazione di un voodoo. Zumbi la conosce, Zumbi sa cos'è la clonazione di uno stregone voodoo. Zumbi lo sa. Ma Roquette e le pillole? Riuscirà a guarire? Il voodoo guarirà Roquette? Riporterà in vita l'Idolo Sintetico che il tranquillante ha forse assassinato? Ma era legittima difesa!"
La formula voodoo. Finalmente Cyberclown la trovò. Ne fu certo quando la vide volare in crisi di identità sopra i muri delle fabbriche nel cielo polveroso della metropoli, volteggiando alta sulle punte dell'immaginazione e del sogno. Ne fu sicuro quando la vide danzare come una bambina incosciente al suon del tamburo elettronico della notte. "E' lei!" pensò.
L'aveva trovata. Alchimia ideologica?
Arrivò nella sala dei computers. Vicino al computer c'era il libretto. Nel libretto il file di istruzioni. Le istruzioni. Dal file di istruzioni Cyberclone copiò il file di istruzione del voodoo. La clonazione di Zumbi. La materializzazione dell'impossibile 3D.
Ed il laboratorio chimico? No, non c'entra niente, non c'è nessun laboratorio chimico di raffinazione, qui. E' stato trasferito a Rio Branco, in Amazzonia, nel territorio di Rondonia. La formula del del voodoo non è una cosa sintetica o chimica, è molto naturale, è uno stato d'animo, uno spirito, un modo di vedere le cose non soltanto materiale, è qualcosa di spirituale, non misurabile, difficile da spiegare. E' una filosofia diversa.?
"La clonezina non è in rete. Serve a clonare uno stregone voodoo, che mi guiderà nella materializzazione dell'impossibile." pensò il nostro personaggio virtuale. Bisognava dunque uscire di casa e cercare aiuto nell'undergro? Per la materializzazione dell'impossibile? Forse sì".
Dai corridoi gli alienauti risalivano sulle ali del Jumbo virtuale, carico di problemi culturali ed etnici. Manifesti arabi sui muri, un verso di Baudelaire prometteva chissà quali paradisi. Artificiali. Videocassette codici romanzi dischi magliette filtri cartine mappe manifesti libretti e calendari, tracce di attività del pensiero, sospetti di ideologia digitale.
"Tornare da Roquette! …Subito! Potrebbe non farcela! " pensò il piccolo uomo. "Roquette! assassina… La mia autonomia sta terminando. Non basterà l'ossigeno, devo tornare a ricaricarmi se no mi bloccherò del tutto. Ah! Roquette: Killer o vittima?" e decise che doveva tornare a casa.
Uscì dall'Hangar solo. La notte era bianca, adesso, di vetro sopra un cielo blu lunare. C'erano solo muri nella zona militare, nessun posto per nascondersi fuori dalle mura di quel forte, solo un grande silenzio e metri e metri di spray art. Una coppia di innamorati si baciava dentro una sgangheratissima Fiat Uno rossa.
Su e giu per le scale di semafori, seduto in un sedile robotico e luci automatiche, comodi e pericolosi tubi, connettori, strade metalliche e percorsi, attraverso una leggera nebbia porpora che precipitava chimicamente dal cielo sulle vetture, le stesse sequenze dell'andata, Il neon rosso della ragazza orientale e il suo sorriso verde e chimico, cartelli, incroci, pericoli…gli ascensori le scale i portoni i cancelli dell'alienazione, le porte della solitudine, il cancello e via, a casa.

Roquette era ancora lì, distesa sul letto. Era bellissima. La Bella Addormentata nella metropoli. Aveva indosso solo il maglione rosso, nient'altro.
Roquette delirava, era in preda agli incubi. La formula del psicofarmaco era nuova, potentissima, la sostanza chimica efficace, la dose troppo forte. Alice nel Paese delle Meraviglie. "Temporary Personality ID Transformation Crisis failed. Retry? Danger. Alien attack forces.
"Crollo! Aiuto! Sto male...TempPersonalityTransformation. Scoprirà che non sono una bambola! Missione fallita! Game Over. Non riuscirò a rubargli la ID". sospirò
"Non morirà più...è quasi fortunato..." sillabò L'Idolo Bionico. "Ho finito le batterie!" cadendo "Perchè ce l'hanno tutti sù con me?"
Cyberclown la toccò per vedere se respirava, avvicinò il viso al suo e quando sentì che emanava una sottile aura ancora appoggiò le sue labbra a quelle della Attrazione Fatale, e la baciò. Sentì il suo respiro. Travolto dal calore dell'idolo, da quell'occasione irripetibile, follia, impeto, slancio, ardore, vertigine, piacere, preda, istinto animalesco, conquista, cannibalismo…tutto provò Cyberclown quando la baciò. Cominciò ad accarezzarla e poi a baciarla. Si muoveva lentamente e con dolcezza, si lasciò travolgere dalla passione e poi non si trattenne più e pianse. Pianse nel silenzio della notte, di quella notte crudele, silenziosa, indifferente , che non voleva finire mai.
Ma perché questa Bella Addormentata non lo voleva?, perché non era lui il Principe Azzurro? Perché? Si chiese se era giusto quello che stava facendo, non riuscì a darsi una risposta.
Lei sudava ora, il cuore le batteva forte, troppo forte, il trucco le si scioglieva, il maglione di cyberclown che indossava era largo, si attaccava al suo corpo guizzanrte e teso. I muscoli e i nervi erano tiratissimi. "Scoprirà che non sono una bambola!" Pensava. " Mi sto innamorando? E' questo Amore? Impossibile." E si fermò "Le sue mani su di me...la sua bocca...non ho più difese...non so dove sono...CyberClone mi sta usando...sospirò. Ero solo...un essere umano che cerca di dimostrare di non essere una macchina...svegliati!...Ma mi sto innamorando?! Una ladra assassina come me...lo lo volevo uccidere ed ora me lo sto facendo...mi sto innamorando...è una fan/fantasya! credevo di essere una macchina...sono una bambola... una bambola voodoo questa è una favola...! Adesso prendo la sua pistola e lo uccido...basta con questa storia...uccido questo sogno...lo finisco... devo trovare un finale...non posso perdermi così...game over CyberClown! Ma lui è un...androide? E' un robot!! Solo un robot!!! Humanoid Robotclown artificiale. Ora prendo una pistola e lo uccido...finisco questo sogno...questo incubo...prendo la pistola giocattolo e ti uccido CyberClone! E finisce questa storia disumana..."
"Anche i pagliacci si innamorano" pensò
Roquette si risvegliò. Sorpresa, confusa, disperata, violenta. E con una nuova identità.
"Cosa è successo?" chiese.
"E' viva!" Cyberclown felice. Stupito.
"Cosa mi hai fatto?. "Devo essermi trasformata di nuovo. Voglio riconfigurare la mia scheda di Identità! Subito! IDcrisis. TempTransID...Lo avrò! Devo riprendergli la pistola. Adesso." pensò la seducente marziana
Diventerò SuperEva!" disse improvvisamente con un tono di voce semi addormentato e delirante "Voglio cambiare il finale di questo sogno. Voglio cambiare il mio destino! Voglio diventare una diva....Voglio vedere se anche gli androidi si innamorano." Aggiunse.
L'alba iniziò a ballare.
"Liberami!" Implorò la Bambola Bionica "Liberami Starlovsky o come diavolo ti chiami! Liberami ti prego! Non sono pericolosa, senza la pistola non posso fare nulla! Ti prego! Liberami! " Ed il suo sguardo era eloquente, i suoi occhi supplicavano, la sua voce piangeva
"Se mi liberi posso fare quello che vuoi tu. Davvero." E muovendosi nel letto disse "Mi fanno un po' male questi lacci. Ma che paura hai di me? La pistola ce l'hai tu…" e quasi sorrise maliziosamente.
"Posso riaggiustami? " insistette la Seducente marziana.
"Cosa ho fatto?" si chiese con una punta di rimorso e stupore Cyberclown. "In fondo niente di male. L'ho baciata, accarezzata, toccata. Guarita. Sentiva qualcosa per me od era merito della sostanza sintetica? E' viva. Cosa fare ora?" E' splendida, forse non è così cattiva come sembrava. Sono 24 ore che questa creatura è qui, non può essere cambiata. Ma io non la conosco nemmeno. Forse è umana, forse è shoccata." Ma Cyberclown s'illudeva. Cercava di mentire a se stesso, voleva convincersi che la donna potesse essere una bambola programmabile, artificiale. Sperava di riuscire a controllarla, almeno a disinnescare la violenta potenza della bomba. Le faceva compassione la ragazza, sembrava persa, disperata, battuta.

"DICE AL COR UN NON SO CHE...spera spera che avrai mercé"
("Lisimaco riamato d'Alessandro"
aria di Erinda,
di G.Legrenzi,
Venezia, TeatroS. Salvatore, 1682 )

I due avevano gli occhi aperti ora, evitavano di guardarsi. Un po' di imbarazzo gli impediva di parlare. Non era accaduto nulla di male, Cyberclown si era alzato e non toccava più il corpo della creatura divina, viva, confusa ma viva, cercava di far durare più a lungo possibile l'eco del ricordo della sensazione dolce e travolgente che l'aveva preso, e di quegli attimi eterni in cui il corpo di lei si era lasciato andare al fluido della dolcezza e delle labbra di Cyberclown. Forse Cyberclown si era scottato, innamorato, perduto.
"Te ne devi andare" disse Cyberclown riprendendosi, consapevole improvvisamente del pericolo. Ma la sua voce adesso tradiva una leggera incertezza, quasi a parlare fosse il suo cuore, non la mente.
"Sì ma torno" Rispose languidamente la divina. Non voglio più la tua identità, adesso." Voglio diventare SuperEva!" disse improvvisamente con lo stesso tono di voce addormentato e delirante "Voglio cambiare il finale di questo sogno. Voglio cambiare il mio destino! Voglio diventare una diva....Voglio vedere se anche gli androidi si innamorano." Disse sorridendo la diabolica creatura mentre pensava: "Dove trovo un altro pollo così idiota?".
"Non ci credo. Vattene e non tornare più!" disse CyberClown.
"Va bene ma devi liberarmi dai lacci. Se no come faccio?"
"Mi lasceresti andare? Io me ne andrei …" rispose cantilenando la magnetica presenza. E sorrise come una bambina.
Cyberclown le sciolse i lacci, le corde che la assicuravano al piccolo giaciglio sintetico dove aveva vissuto l'esperienza più sconvolgente della sua vita senza passato e senza memoria.
La donna si sedette sul letto, si aggiustò i capelli.
"Hai uno specchio?" Chiese.

Si muoveva, si avvicinava, lo sfiorava, chiedeva scusa si abbassava, puliva, metteva a posto domandava se doveva preparare che cosa doveva fare, qualsiasi cosa ci fosse da fare.

Un blues usciva da un altoparlante, chissà dove. "…Roquette Solo una domanda Adesso chi comanda?"
"Non ho sonno…" Cyberclown non aveva sonno, era fuori dal bioritmo, aveva perso la nozione del tempo, il tranquillante. Erano ormai 24 ore che quell'Angelo della Strada si era conficcata nella sua vita. Cominciava a rendersene conto ed era spaventato.
"Come liberarsi di questo incubo?" Cyberclown pensò e disse:
"Cosa me ne faccio di una come te? Devi andartene."
"Potrei piacerti" disse lei."Potrei esserti utile, aiutarti"
"Impossibile. Non ci credo".
"Proviamo"
"Vuoi il mio documento di Identità. La firma digitale. Un Identità falsa."
"E' vero ma ormai…"
"Voglio vedere se gli androidi si innamorano." Disse la Fatina Incantata avvampando.
Prevalse la speranza, la passione, la vita. Il piccolo clown appoggiò la pistola sul tavolo della cucina fuori dalla portata di Roquette e liberò la Belva Sintetica dai lacci che la tenevano prigioniera. Lei era ora seduta sul letto. Un silenzio imbarazzante li divideva.
"Devo cambiarmi il vestito" disse." Sarà asciutto ormai il mio". Ma dove cambiarsi ? La stanza era piccola, dentro l'armadio c'era posto solo seduti. Roquette iniziò a spogliarsi. Faceva caldo…Era bellissima.
"Allora ha deciso di restare!" pensò preoccupato il memonauta cibernetico.
"Beviamo qualcosa? Ho sete" si fece più provocante, prese dal FastFood un succo tropicale. "Hai qualcosa di più forte? Chiese."Metti su un po' di musica. Non aveva nessuna voglia di ascoltare musica. La testa le rimbombava ed era attraversata da mille sentimenti contradditori, vergogna, rabbia, rimorso, dubbio, incertezza. Ma doveva vincere, doveva liberarsi. Voleva vivere. Finse un sorriso, si aggiustò i capelli e ricominciò a guardarsi nello specchio e a aggiustare i colori del trucco. Cyberclown era immobile davanti al monitor del computer. Un'aria veneziana risuonava ancora nella sua mente.

"Mio bel Sole! Idolo mio! Dolce Fiamma! di questo Cuor"
("Il Giustino" di Legrenzi, libr. Beregan, Venezia Teatro S.Salvatore, 1683,aria di Arianna)

Era mattino ormai, il rosa del cielo era diventato verde. Qualche raggio di sole filtrava timido dalle nuvole molti piani più in alto, sopra il canyon di torri. Il neon della pubblicità erano sempre accesi. Non c'era nessuno ora in quel livello della metropoli, solo il rombo della metropoli e il rumore delle macchine.
"Posso mangiare? Posso preparare? Era vestita di nuovo con il vestito della sera prima, col quale era entrata nella vita del piccolo uomo. Si era infilata ancora le scarpe e Cyberclown non si chiese perché. Il clone sembrava vinto ormai.
"Non sto male, cioè, sono felice, ma…vorrei ringraziarti per quello che mi hai fatto, spero che tu abbia cambiato idea su di me. Ti piaccio?" Mentiva spudoratamente. Era entrata nella sua casa per assassinarlo, era quasi rimasta uccisa, aveva lasciato che l'uomo la toccasse, la baciasse, non aveva potuto opporglisi. Solo per qualche istante il suo corpo si era distaccato dalla mente, dalla sua ferrea volontà, dalla disperata voglia di sopravvivere. Ma era stato solo un attimo. Riflessi meccanici, automatici, da bambola." Non hai qualcosa di buono, qualcosa che mi tiri un po' su?
Iniziò a danzare. Il movimento e la ganja piano agirono e il suo unore cambiò in meglio. Non si rese conto che tornava bambina. Non conosceva l'Amore, non poteva sapere cosa fosse. "E' soltanto un uomo debole" invece, aveva pensato, "Non ha forza" ma questo pensiero serviva a schiacciare il ricordo di quel attimo brevissimo in cui aveva provato una corrispondenza di sensi che non aveva conosciuto ancora. E che cercava di rimouovere. Forse non avrebbe potuto riconoscere un sentimento umano, d'Amore, ma non lo sapeva. Continuò a danzare, e rideva, quasi felice. Per un attimo perfino dimenticò che lo voleva uccidere. Poi si sedette accanto a lui e gli sfiorò dolcemente la mano. Cyberclown venne attraversato da un corrente di fluido magnetico che gli diede i brividi. Non seppe dirle di no.
Cyberclown guardò il suo viso dolce da vicino, si vide dentro i suoi occhi, con un sorriso leggero, rapito, sospeso, e respirò profonda una vertigine inebbriante, e i suoi occhi non videro più, nessuna televisione, nessun monitor, nessun cielo nero, e un sospiro profondo prese contatto trepidante con le labbra morbide e profumate dell' irraggiungibile Idolo, ora sua irresistibile preda d'Amor!
Lei lo prese per mano e lo condusse in una zona nebulosa della psiche e incantata, di favole e di fate, e ossigeno e d'Amor ossigeno, e la stanza cominciava a girare come una giostra, e tutto funzionava così perfettamente che…una sberla violentissima lo interruppe improvvisamente.
Aprì gli occhi, dopo un'incalcolabile frazione di tempo, in tempo per vedere il calore del cuore artificiale di lei, sentire il morbido colore della sua pelle, una ciocca di capelli ossigenati, un pezzo di sangue rosa: il tremendo ceffone lo aveva colpito alla faccia bruscamente e gli aveva fatto perdere l'equilibrio. L'urto l'aveva scioccato violentemente. Non aveva avuto nemmeno un attimo per riprendersi che la voce della Bionica Seduzione gli urlò in faccia:
"Non toccarmi brutto criminale, tieni giù le mani"
"Neanche per idea!" riuscì a balbettare l'uomo, ripresosi. Ma scosso. E tacque impietrito. Si rese conto di essere di nuovo nei guai. Lei aveva preso la pistola sul sofa quando, distratto e disfatto, e soddisfatto, lui aveva avuto la sua illusione d'Amore. Puntandogli la canna della X68Special in bocca l'Idolo d'Amore gli disse:
"Quando mi guardi così" "Vi voglio fiamme ardenti pupille lucenti" L'Idolo d'Amore stava cantando la stessa aria di Legrenzi che Cyberclown aveva ascoltato in sogno la sera prima. La stessa aria del Giustino. Come aveva potuto impararla? Chi era? Come poteva saperla? La stessa aria di Legrenzi, dal Giustino.
Il sogno svaniva. Niente più supergirl, niente più preda erotica…niente più rabbia fatale! Folle violenta! Che stupido ad averci creduto! La X68Special era ancora caduta nella mani della Irresistibile Assassina che gli disse:
"Che fine fanno i burattini che strappano i fili? Adesso te lo dimostro."
"Adesso o mi dai la tua ID card o ti uccido!" urlando completamente fuori di sè. Questo è un ricatto, un'estorsione! chiamala come vuoi!! Adesso basta!"
"Non ce l'ho!! Non ho più la ID da tempo. E meno male! Non la potrei dare nemmeno al Diavolo in persona. E tu ci assomigli molto"
"Non ci credo! Porca miseria, non ci credo! Ce l'hai lì nel computer e non la vuoi tirare fuori stronzo! " disse urlando. Sembrava un mostuosa scultura gotica medievale. "Cazzo hai quasi avuto tutto. Adesso me la devi dare se no ti uccido e finisce questa scenata. Basta. Ti disconnetto."
"Me l'hanno sequestrata, ho la password riservata. Non esisto più ufficialmente. Sono virtualmente inesistente...Sono Settore OUT. Non posso dartela la ID Card. Davvero! cercala pure....beh vedo che l'hai già fatto...devi credermi. Non ti servirebbe a niente uccidermi. Aspetta un po' Mefistofele o come hai detto che ti chiami? Lucy Fer? Demonio! ma perchè non ci ripensiamo sù? Abbiamo craccato abbastanza soldi…"


L'allarme della porta suonò interrompendoli ancora. Chi può essere pensò Cyberclone? Roquette scattò e prese la pistola. Sibilando disse:
"Non aprire! Chi può essere? Chiedi chi è."
"Cavolo potrebbe essere chiunque, ogni tanto qualcuno mi cerca" Come un fulmine il pensiero fatale attraversò il suo cervello: "No! Speriamo di no!! Adesso no! " pensò "Non proprio adesso!"
La porta si aprì da sola e
"Ciao!" disse allegra e sorridente una ragazza giovane, forte accento milanese, i capelli neri lunghi, le scarpe di plastica rosse, un paio di pantaloncini jeans più disfatti che interi. Una camicetta azzurra artificiale nascondeva due piccoli seni. Il viso era bianco, gli occhi dark, di rosso e fucsia, le labbra violagrosse e il sorriso disarmante.
"Ciao! Ragazzi. Sono Ambrosella." Disse appoggiando una grossa borsa militare sul tavolo. "Sono l'operatrice di sistema! Ho qui la memoria che vi manda MamaPunk. Sai i compagni sono a volte un po' incasinati ma alla fine funziona tutto. Abbiamo i nostri problemi sai. Posso risolvere tutti i vostri problemi". Poi guardando la pistola
"beh, quasi tutti i vostri problemi" e si immobilizzò.
Cyberclown farfugliò imbarazzato, il cuore che gli batteva troppo forte. Oh no! Adesso come faccio? Pensò. Che cavolo di operatrice mi hanno mandato? Ed io che l'ho comprata! Ho accreditato sul conto della Mega$'s Co. Una cifra. Mi hanno fregato di nuovo!" Poi ripresosi disse:
"Ambrosella? Chi? Un operatrice di sistema? Devi esserti sbagliata, noi non abbiamo bisogno di nessuno."
"Noi?!" ringhiò Roquette immediatamente ripresasi e assumendo un atteggiamento molto meno informale e rilassato. Soprattutto molto meno tenero. Gli tolse le mani di dosso e puntò la pistola sulla nuova entrata dicendo:
"Freeze! Mani in alto. Se ti muovi sei fottuta. Guarda che dico sul serio. Non ho niente da perdere e ho bisogno di identità fresche. Adesso tu fai quello che dico io".
Ambrosella sotto la minaccia della pistola si sedette al computer ed iniziò a digitare. Dopo un paio di ore disse:
"Eccola la tua ID card. L'ho riabilitata. Il numero è qui." Stampò il documento e lo consegnò alla donna che ebbe un sussulto di gioia.
"Non sarò più un'assassina, una criminale!" esultò
"Potremmo anche sposarci ed avere dei bambini" disse Cyberclown.
"Taci idiota se no ti buco!. Non fare lo spiritoso. Anche tu sei come gli altri, non pensi che a portarmi a letto. Controlla che sia vero. Adesso voglio il numero di questo disgraziato! Digita il numero stronzetta."
Ambrosella cliccò ancora ed effettivamente il numero dava la risposta giusta.
"Ordina una pizza. Immediatamente. Quando arriverà sarò sicura che è il mio numero."
"Uei guarda che siamo compagni ma mica scemi eh?. Se ho detto che questa identità è buona vuol dire che c'è davvero, troia di merda. Che cazzo sei a proposito? Una troia veramente?"
"Lascia perdere" disse Cyberclown" Ha le sue ragioni. Non è così cattiva. Purtroppo è sola e solo un po' disumana,"
"Brutta maledizione!" ringhiò l'Idolo Erotico. "Se le racconti qualcosa sarò costretta ad ucciderti. Non sembravi così carogna prima, né disinteressato. Adesso sul tuo numero ci sono io."
La pizza arrivò davvero. Roquette prese la sua scatoletta porta trucco, l'arma, digitò la password personale sul accesso del suo nuovo numero di identità, tutto suo, e disse:
"Grazie Cyberclown per l'identità. Grazie davvero. Se la polizia dovesse passare a prenderti per omicidio ricordati di Roquette. Sei stato carino e meriteresti di più. Me ne vado. Vi lascio soli. Ciao e grazie di tutto."
La porta si richiuse dopo che Roquette andò a perdersi di nuovo per le infinite strade della metropoli, felice della sua nuova identità e forse anche incapace di ricominciare una nuova vita, un nuovo lavoro, abituata alla violenza ed alla brutalità degli esseri umani. Adesso aveva un'arma in più, una identità sicura che difendesse la sua bellezza pericolosa e la sua memoria vuota di amore.
Un alba rosa si dipingeva lentamente sul sipario della metropoli solcato da scie fumose di veicoli volanti che trasformavano la sostanza chimica della vita. Il sorriso della ragazza orientale brillava ancora sul neon rosso che ricopriva la facciata della torre davanti alla casa di Cyberclown pubblicizzando registratori di immagine e memoria perfetti.
"E la mia memoria?" si disperò Cyberclown. "Cazzo va beh che non ce l'avevo ma se adesso ce l'ha quella puttana, qualsiasi cosa lei faccia, verranno a cercare me. Porca puttana, che casino! Era meglio non esistere!"
Ambrosella sorrise scintillante.
"Niente paura. Non siamo mica scemi" esclamò con accento milanese." Stai tranquillo. La Fata Artificiale si è portata via la memoria perfettamente funzionante di Cyberclown ma tu ne hai una nuova di zecca, bel pagliaccetto. Dovrai forse scordarti i tuoi gloriosi successi passati, ma ora hai la memoria con tutto lo spazio della memoria di un neonato. Contento? Se vuoi puoi anche cambiare nome. Che ne diresti di Arlekyn Starlovsky? Non è male, vero?"


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